Lotta alla Sepsi. Ministero della Salute: “Investire per salvare vite”. Diagnosi precoce e cure tempestive fondamentali

Lotta alla Sepsi. Ministero della Salute: “Investire per salvare vite”. Diagnosi precoce e cure tempestive fondamentali

Lotta alla Sepsi. Ministero della Salute: “Investire per salvare vite”. Diagnosi precoce e cure tempestive fondamentali

In occasione della Giornata mondiale contro la sepsi, celebrata il 13 settembre, il Ministero richiama l’attenzione su una condizione potenzialmente letale che può essere prevenuta e riconosciuta precocemente. Tra i più esposti bambini sotto l’anno, over 60, immunodepressi e persone con patologie croniche. Nei pazienti oncologici il rischio è 10 volte maggiore.

Prevenire le infezioni, riconoscere tempestivamente i segnali della sepsi e garantire cure appropriate fin dalle prime fasi.

È il richiamo del Ministero della Salute che ieri, 13 settembre, in occasione della Giornata mondiale contro la sepsi (World Sepsis Day), ha pubblicato sul proprio sito un approfondimento dedicato a una condizione che rappresenta ancora un grave problema di salute pubblica.

Anche quest’anno il Ministero rinnova infatti il proprio sostegno alla campagna internazionale di sensibilizzazione. Il tema scelto per il 2026 è “Investire nella sepsi – Salvare vite”, con l’obiettivo di richiamare l’attenzione sulla necessità di investire nei sistemi sanitari, nelle competenze professionali, nelle conoscenze e nelle innovazioni in grado di prevenire le infezioni, individuare precocemente la sepsi, assicurare cure tempestive e sostenere il recupero dei sopravvissuti.

“La sepsi non è soltanto una condizione da trattare quando si manifesta”, sottolinea il Ministero: può essere prevenuta, riconosciuta prima e gestita meglio attraverso l’organizzazione dei percorsi assistenziali e la collaborazione tra tutte le professionalità sanitarie.

Una risposta anomala dell’organismo all’infezione La sepsi è una disfunzione d’organo potenzialmente letale causata da una risposta inappropriata dell’organismo a un’infezione. Si verifica quando la reazione dell’organismo finisce per danneggiare i propri tessuti e organi e rappresenta spesso la causa finale comune di morte per numerose malattie infettive. Se non viene riconosciuta precocemente e trattata in maniera corretta e tempestiva, può evolvere in shock settico, insufficienza multiorgano e morte.

In ambito comunitario può presentarsi come il peggioramento clinico di infezioni comuni e prevenibili, ma può essere causata anche da infezioni contratte durante l’assistenza sanitaria, che costituiscono uno degli eventi avversi più frequenti nell’assistenza e interessano ogni anno centinaia di milioni di pazienti nel mondo.

Particolare attenzione è riservata alla sepsi materna, quando la condizione si sviluppa durante la gravidanza, il parto, nel periodo successivo o dopo un aborto, e alla sepsi neonatale. Nonostante siano altamente prevenibili, ricorda il Ministero, la sepsi materna e quella neonatale continuano a rappresentare una delle principali cause di morte per le donne in gravidanza e i neonati

Chi è più a rischio Il rischio non è uguale per tutti. Sono maggiormente vulnerabili le persone con malattie croniche che interessano polmoni, fegato o cuore, quelle prive di milza o con un sistema immunitario indebolito, i bambini sotto l’anno di età e gli adulti con più di 60 anni.

Particolarmente esposti sono i pazienti oncologici, nei quali il rischio di sepsi è 10 volte superiore rispetto ai pazienti non oncologici. Anche il fumo rappresenta un fattore di rischio, poiché aumenta la probabilità di sviluppare infezioni respiratorie.

Fondamentale intervenire precocemente La tempestività è uno degli elementi decisivi nel trattamento. Gli operatori sanitari valutano la presenza di sintomi gravi e ricorrono agli esami necessari per diagnosticare la sepsi e individuare la fonte dell’infezione.

L’impiego precoce di antimicrobici contro batteri, parassiti, funghi o virus è essenziale per migliorare gli esiti, mentre la resistenza agli antibiotici può rendere il trattamento più complesso. In presenza di ipotensione si interviene con fluidi per via endovenosa e, quando necessario, con farmaci vasopressori. Molti pazienti possono inoltre aver bisogno di trasfusioni di sangue o emoderivati, rendendo importante anche la disponibilità di riserve di sangue sicure.

L’Agenda globale: prevenire 12 milioni di casi in cinque anni La lotta alla sepsi si inserisce anche nel percorso verso gli Obiettivi di sviluppo sostenibile, in particolare l’Obiettivo 3 relativo alla salute e alla qualità dell’assistenza, contribuendo a migliorare i tassi di mortalità nelle popolazioni più vulnerabili, compresi i pazienti affetti da HIV, tubercolosi, malaria e altre malattie infettive.

La prevenzione, la diagnosi e una gestione appropriate della sepsi sono inoltre legate a un’adeguata copertura vaccinale, a una copertura sanitaria universale di qualità, alla capacità di rispettare il Regolamento Sanitario Internazionale e alla disponibilità di servizi idrici e igienico-sanitari adeguati.

In questa direzione si muove l’Agenda Globale 2030 per la sepsi, lanciata nel 2024 dalla Global Sepsis Alliance. La tabella di marcia punta a prevenire 12 milioni di nuovi casi di sepsi ed evitare 2 milioni di decessi prevenibili nell’arco di cinque anni.

Per raggiungere questi obiettivi, sottolinea il Ministero, servono investimenti costanti nella prevenzione, nella diagnosi precoce, nella qualità dell’assistenza, nella formazione dei professionisti sanitari, nella ricerca e nell’innovazione, oltre al rafforzamento complessivo dei sistemi sanitari. La Giornata mondiale della sepsi 2026 diventa così un’occasione per tradurre questi obiettivi in azioni concrete.

Cosa fare In linea con le indicazioni della organizzazioni internazionali, il ministero ricorda che le armi vincenti sono;

  • la frequente igiene delle mani eseguita correttamente
  • l’applicazione scrupolosa delle misure di prevenzione e controllo delle infezioni (Infection prevention and control IPC) nei setting di cura
  • l’aggiornamento periodico del personale sanitario in materia di IPC e infezioni antimicrobico-resistenti
  • la disponibilità di ambienti sicuri e puliti per il parto
  • l’uso delle vaccinazioni disponibili.

14 Settembre 2026

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