Carenze farmaci. Ami: “Non dipendono dal commercio parallelo. È ora di iniziare un confronto basato su dati ed evidenze oggettive”

Carenze farmaci. Ami: “Non dipendono dal commercio parallelo. È ora di iniziare un confronto basato su dati ed evidenze oggettive”

Carenze farmaci. Ami: “Non dipendono dal commercio parallelo. È ora di iniziare un confronto basato su dati ed evidenze oggettive”

AMI interviene nel dibattito sulle carenze di farmaci e sottolinea come il commercio parallelo rappresenti una componente contenuta della filiera e non la causa strutturale delle carenze. L’associazione chiede un confronto basato su dati ed evidenze oggettive e sottolinea il ruolo dell’import parallelo nel contribuire alla disponibilità di medicinali carenti.

 

Le carenze di farmaci non dipendono dal commercio parallelo e il dibattito su questo problema deve basarsi su dati ed evidenze oggettive. È questa la posizione di Affordable Medicines Italia (AMI), l’associazione che rappresenta le principali aziende italiane dell’import-export parallelo di medicinali, che richiama l’attenzione sulla necessità di distinguere il ruolo del parallel trade dalle cause strutturali delle carenze dei farmaci.

Nel periodo precedente la pausa estiva, il commercio parallelo è stato indicato, in diverse occasioni pubbliche, come una possibile causa della ridotta disponibilità di alcuni medicinali. AMI, pur riconoscendo il ruolo istituzionale di AIFA e del Ministero della Salute nella tutela dell’accesso alle cure, ritiene necessario inquadrare correttamente il peso del commercio parallelo rispetto alle reali cause delle carenze dei farmaci,

I dati a riguardo

I dati pubblicamente consultabili – sottolinea AMI – mostrano una dimensione contenuta del settore rispetto all’intero comparto farmaceutico nazionale: l’import parallelo vale annualmente circa 240 milioni di euro e l’export parallelo circa 730 milioni, a fronte di una produzione farmaceutica italiana che nel 2025 ha raggiunto i 74 miliardi di euro e di un export superiore ai 69 miliardi.

Per AMI questi dati evidenziano come il commercio parallelo rappresenti una componente contenuta della filiera farmaceutica. In virtù di queste evidenze, quando si parla di carenze, l’associazione ritiene necessario ricondurre il dibattito pubblico a dati oggettivi.

Fattori produttivi e industriali

Le carenze di farmaci – continua AMI – sono riconducibili prevalentemente a fattori produttivi e industriali: difficoltà nell’approvvigionamento di materie prime e principi attivi, concentrazione della produzione in pochi siti, aumento dei costi energetici e logistici e fragilità delle catene globali di fornitura.

La stessa AIFA – sottolinea l’associazione – distingue tra “carenza”, legata a problematiche produttive, regolatorie o commerciali del titolare dell’autorizzazione all’immissione in commercio, e “indisponibilità”, dovuta invece a dinamiche distributive locali. Per questo non è tecnicamente corretto attribuire al commercio parallelo la responsabilità delle carenze, mentre le indisponibilità rappresentano un fenomeno distinto e circoscritto.

Il parallel trade rappresenta parte della soluzione: grazie all’importazione parallela consente di reperire in altri Paesi europei medicinali temporaneamente carenti sul mercato nazionale. Dal 2020 – ricorda AMI – il settore ha importato oltre 2 milioni di confezioni di farmaci in stato di carenza, contribuendo a sostenere la continuità delle cure.

Nel solo 2024, il settore ha permesso di generare risparmi per il SSN pari a 2,2 milioni di euro, offrendo inoltre un canale aggiuntivo di approvvigionamento in un contesto di crescente fragilità delle filiere produttive.

AMI ricorda inoltre che il commercio parallelo è un’attività pienamente legittima, prevista dall’ordinamento europeo nell’ambito della libera circolazione delle merci, sottoposta a rigorosi controlli da parte delle autorità competenti e finalizzata alla distribuzione di medicinali sicuri.

L’export ban list di AIFA

L’associazione richiama inoltre l’attenzione sulla export ban list di AIFA, passata da 40 medicinali a fine 2023 a 109 nel maggio 2026. Secondo AMI questo incremento non dimostra automaticamente un aumento delle indisponibilità imputabili al commercio parallelo, poiché l’inserimento dei medicinali può avvenire anche in via precauzionale e le determine non riportano dati quantitativi a supporto dei singoli provvedimenti.

Per rafforzare la trasparenza del sistema, AMI aveva sostenuto alcuni emendamenti al nuovo Testo Unico della legislazione farmaceutica, con l’obiettivo di introdurre criteri oggettivi e misurabili nell’aggiornamento della export ban list.

Le proposte, successivamente ritirate dopo il parere contrario del Governo, rappresentano secondo l’associazione un’occasione mancata per rendere più trasparente il processo decisionale e valorizzare un importante segmento della filiera.

“Il settore che rappresentiamo opera nel pieno rispetto delle norme nazionali ed europee e nell’interesse della salute dei pazienti, svolgendo una funzione riconosciuta all’interno del mercato unico – afferma il Presidente di AMI, Gian Maria Morra – Chiediamo quindi che il dibattito sulle carenze e indisponibilità di farmaci sia condotto sulla base di evidenze oggettive, dati verificabili e pubblicamente consultabili. Tali evidenze indicherebbero chiaramente come il commercio parallelo è uno strumento che aiuta a mitigare le carenze e le indisponibilità di medicinali, come dimostrano le milioni di confezioni di medicinali carenti distribuite dai nostri associati negli ultimi anni”.

“Un concetto deve essere chiaro – conclude Morra – Tutto ciò che è poco tracciato non è parallel trade. Il parallel trade rappresenta uno prezioso strumento per costruire una sanità più moderna ed al servizio del cittadino, rivestendo, di contro, un ruolo del tutto marginale rispetto alle cause strutturali del fenomeno della discontinuità degli approvvigionamenti di medicinali. Siamo pronti a un confronto costruttivo con AIFA e con tutti gli attori della filiera per garantire un’informazione corretta, equilibrata e trasparente”.

AMI ribadisce infine la propria disponibilità a collaborare con istituzioni e operatori della filiera per individuare soluzioni efficaci alle criticità di approvvigionamento. L’associazione sottolinea inoltre la necessità di promuovere un approccio europeo e coordinato: l’esportazione parallela di un Paese rappresenta infatti l’importazione parallela di un altro e le due attività sono complementari e contribuiscono a un mercato equilibrato e sostenibile.

14 Settembre 2026

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