Eliminare la trasmissione verticale dell’Hiv, del virus dell’epatite B (HBV) e della sifilide è una priorità di salute pubblica a livello globale.
In questa direzione si inserisce il nuovo modulo degli Standard europei di prevenzione e cura dedicato allo screening prenatale, pubblicato dall’Ecdc. L’obiettivo è sostenere un’assistenza efficace, di alta qualità e centrata sulla persona per le donne in gravidanza e in allattamento, contribuendo a garantire una generazione libera da Hiv, sifilide ed epatite B.
I programmi di screening prenatale, compreso lo screening universale per le infezioni trasmissibili, puntano infatti a garantire una salute ottimale per genitori e figli, prestando attenzione anche ai gruppi di popolazione identificati come vulnerabili alla trasmissione verticale, in linea con l’obiettivo degli Obiettivi di sviluppo sostenibile di non lasciare indietro nessuno.
Nell’Ue/See 196 diagnosi di Hiv da trasmissione verticale
Nell’Unione europea e nello Spazio economico europeo nel 2023 si sono registrate 3,67 milioni di nascite. A livello europeo non sono invece disponibili dati sul numero annuale di persone sieropositive che partoriscono. Sono disponibili, tuttavia, i dati sulla trasmissione verticale dell’Hiv e della sifilide. Nel 2024 nell’Ue/See sono state segnalate 196 nuove infezioni da Hiv diagnosticate a seguito di trasmissione verticale. Di queste, il 75%, pari a 147 casi, riguardava migranti, ossia persone il cui Paese di origine era diverso da quello di segnalazione.
Per la sifilide congenita, sempre nel 2024, sono stati segnalati 140 casi confermati in 28 Paesi Ue/See, corrispondenti a un tasso complessivo di 4,7 casi ogni 100mila nati vivi. Tra i 63 casi per i quali erano disponibili le informazioni, in 17, pari al 27%, il Paese di nascita della madre era diverso da quello di segnalazione. Tra il 2023 e il 2024 si è inoltre registrato un raddoppio dei casi di sifilide congenita segnalati dai Paesi Ue/See.
Epatite B, trasmissione verticale nel 39% dei nuovi casi cronici con dati completi
Più limitata la disponibilità di informazioni sulla modalità di trasmissione dell’epatite B. Nel 2023 i dati erano completi per il 24% dei casi di epatite B acuta segnalati nei Paesi Ue/See e, tra questi, solo l’1% era dovuto a trasmissione verticale. Per l’epatite B cronica, le informazioni sulla trasmissione erano invece complete soltanto per il 9% dei casi. Tra i 1.421 nuovi casi cronici diagnosticati per i quali erano disponibili informazioni complete, la trasmissione verticale rappresentava la modalità più comune, con il 39%.
La grande maggioranza, il 91%, era tuttavia classificata come importata: la trasmissione verticale si era cioè verificata nel Paese di origine e non in quello in cui il caso era stato segnalato.
Gli standard europei di cura
Gli standard di cura per l’Hiv definiscono la qualità attesa o desiderata della prevenzione, del trattamento e dell’assistenza per le persone a rischio di contrarre l’Hiv o che vivono con l’infezione. Gli standard si basano su un fondamento scientifico e sulle responsabilità dei diversi soggetti coinvolti, con l’obiettivo di garantire una prevenzione e un’assistenza appropriate e di elevata qualità, in linea con le conoscenze mediche più aggiornate e con i più elevati standard etici.
L’Ecdc, in collaborazione con la European AIDS Clinical Society (Eacs), ha sviluppato standard di cura nei settori dei test per l’Hiv, della profilassi pre-esposizione (PrEP), dello screening prenatale, dell’avvio della terapia antiretrovirale (ART) e dell’Hiv e delle comorbilità. Ogni standard comprende una breve descrizione delle motivazioni, dichiarazioni di qualità che definiscono le migliori pratiche sulla base delle linee guida disponibili, delle evidenze scientifiche e del parere degli esperti, indicatori di risultato misurabili e verificabili per valutare qualità ed efficacia dei servizi e valori numerici per gli obiettivi definiti.
Alla base degli standard c’è un approccio centrato sulla persona, con particolare attenzione all’equità, alla non discriminazione, alla pertinenza, all’adeguatezza e all’accessibilità per le persone a rischio di contrarre l’Hiv o che convivono con l’infezione.