Donne medico
La presenza femminile inizia lentamente a coinvolgere anche quelle branche specialistiche storicamente appannaggio dell’universo maschile, come la neurochirurgia e la cardiochirurgia, ma è ancora lunga la strada delle pari opportunità nei posti di potere, strada che assicuri una selezione indenne da condizionamenti e/o pregiudizi di genere.
Infatti le donne che ricoprono incarichi di direttore di struttura complessa sono il 14% (1.272 vs 10.154 uomini) e donne al comando di una struttura semplice sono 5.267, contro 18.472 uomini (il 28%). Difficoltà di carriera che si ripercuote anche sull’ammontare delle retribuzioni e da qui le differenze stipendiali di genere.
Solo il 9% dei Direttori Generali è donna (25 donne contro 273 uomini) e anche raggruppando insieme direttore generale, sanitario, amministrativo e dei servizi sociali non si arriva al 18% delle presenze rosa.
Alla base della discrepanza tra presenza femminile e posizioni apicali vi è sicuramente la difficoltà del connubio carriera/famiglia: inconciliabilità tra i tempi della cura parentale (figli, genitori, familiari con handicap) e i tempi di lavoro, tempi di carriera necessari per raggiungere una posizione verticistica interrotti (o almeno bruscamente rallentati) dalle esigenze fisiologiche di gravidanza, allattamento e cura dei figli. Un dato sconfortante mostra come il 30% delle donne che ricoprono un ruolo importante e di rilievo sia single o separata.
In generale, il 55% delle donne medico che tenta di conciliare vita familiare e vita lavorativa trascura le relazioni amicali e la cura di se stessa, il 18,6% i divertimenti, il 10% trascura il rapporto di coppia e il 5,5% quello con i figli.
Per quanto riguarda gli uomini, sono solo il 10% di loro a vivere una situazione simile. E ancora: una donna medico su tre non ha figli mentre per gli uomini la percentuale si abbassa a circa uno su cinque (13%).
Fonte: Anaao Assomed, 1ª Conferenza nazionale delle donne medico, 2012
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08 Marzo 2013
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