Tso e sentenza della Consulta, tutelare i diritti senza compromettere le cure

Tso e sentenza della Consulta, tutelare i diritti senza compromettere le cure

Tso e sentenza della Consulta, tutelare i diritti senza compromettere le cure

Gentile Direttore, la Società Italiana di Psichiatria alla luce della sentenza n. 157/2026 della Corte costituzionale del 2 ottobre 2026, che ha introdotto l'obbligatorietà dell'assistenza di un difensore nei procedimenti di convalida e proroga del Trattamento Sanitario Obbligatorio, ritiene necessario richiamare l'attenzione delle istituzioni sulle rilevanti implicazioni cliniche, organizzative e professionali di cui occorre tenere conto nell’applicazione delle nuove disposizioni

Gentile Direttore,

la Società Italiana di Psichiatria (SIP), alla luce della sentenza n. 157/2026 della Corte costituzionale del 2 ottobre 2026, che ha introdotto l’obbligatorietà dell’assistenza di un difensore nei procedimenti di convalida e proroga del Trattamento Sanitario Obbligatorio (TSO), ritiene necessario richiamare l’attenzione delle istituzioni sulle rilevanti implicazioni cliniche, organizzative e professionali di cui occorre tenere conto nell’applicazione delle nuove disposizioni.

La SIP riconosce pienamente il valore delle garanzie costituzionali a tutela della libertà personale e del diritto di difesa ribadito dalla Corte Costituzionale. Ritiene tuttavia indispensabile che la loro applicazione tenga conto della specificità del TSO, evitando che un provvedimento di natura sanitaria venga progressivamente ricondotto a una logica prevalentemente giudiziaria.

Il TSO è un intervento sanitario, non una misura sanzionatoria

La legge n. 180 del 1978, i cui principi sono stati successivamente recepiti negli articoli 33, 34 e 35 della legge n. 833 del 1978, ha collocato il TSO nell’ambito della tutela della salute, superando una concezione della psichiatria basata soprattutto sulla custodia.

Il TSO rappresenta un intervento terapeutico eccezionale, previsto dalla legge quando sussistono alterazioni psichiche tali da richiedere urgenti interventi terapeutici, questi non vengono accettati dalla persona e non vi sono le condizioni e le circostanze che consentano di adottare tempestive e idonee misure sanitarie extraospedaliere.

La sua finalità non è limitare la libertà personale in quanto tale, ma garantire il diritto alla salute anche nelle situazioni in cui non è possibile ottenere il consenso della persona allecure necessarie, talvolta proprio per la difficoltà a riconoscere la propria condizione di malattia e il bisogno di cura.

Il medico che propone o convalida sul piano sanitario la necessità di un TSO non agisce come controparte del paziente, ma nell’esercizio di una responsabilità clinica, fondata su valutazioni di appropriatezza e obblighi professionali.

Il rischio di trasformare la cura in un procedimento giudiziario

L’introduzione della difesa tecnica obbligatoria, nel rafforzare le garanzie della persona, richiede particolare attenzione alle modalità concrete con cui essa si integrerà nel procedimento di convalida.

Il rischio è che il confronto tra i soggetti coinvolti assuma progressivamente caratteristiche proprie di un procedimento contenzioso, nel quale il medico sia chiamato a difendere il proprio operato come una parte processuale e il paziente venga rappresentato come soggetto contrapposto ai curanti.

Una simile impostazione potrebbe compromettere la specificità della relazione terapeutica, che deve rimanere orientata alla cura, al dialogo e al recupero quanto prima del consenso al trattamento.

Occorre quindi distinguere con chiarezza i ruoli: al medico compete la valutazione clinica e la responsabilità delle scelte terapeutiche; al difensore la tutela dei diritti della persona; al giudice la verifica della legittimità del provvedimento. La presenza di garanzie giurisdizionali non deve trasformare il sanitario in una controparte processuale del paziente.

Il rischio di comportamenti difensivi e di compromissione del diritto alla cura

Un ulteriore elemento di preoccupazione riguarda le possibili conseguenze delle nuove disposizioni sulle decisioni cliniche e sull’assunzione di responsabilità da parte dei medici.

L’incertezza sulle modalità applicative, sui rispettivi ruoli e sulle eventuali conseguenze giuridiche delle decisioni sanitarie potrebbe favorire atteggiamenti difensivi, inducendo i medici a evitare o ritardare il ricorso al TSO anche quando ne ricorrano effettivamente i presupposti.

Si tratta di un rischio che non può essere sottovalutato: una tutela della libertà personale che, nella pratica, finisse per ostacolare l’accesso a cure necessarie potrebbe tradursi in una compromissione dello stesso diritto alla salute che l’ordinamento è chiamato a garantire.

La protezione dei diritti della persona e la tutela della responsabilità professionale non devono essere considerate esigenze contrapposte, ma componenti di un sistema capace di assicurare decisioni cliniche appropriate, tempestive e giuridicamente certe.

Necessità di una revisione legislativa urgente

La Società Italiana di Psichiatria ritiene indispensabile e urgente un intervento legislativo organico che, nel rispetto dei principi affermati dalla Corte costituzionale, chiarisca le modalità di applicazione delle nuove garanzie, i ruoli e le responsabilità dei soggetti coinvolti e le condizioni necessarie per assicurare un’applicazione uniforme delle disposizioni su tutto il territorio nazionale.

Una revisione della disciplina del TSO dovrà salvaguardarne la natura sanitaria, garantire la tutela effettiva dei diritti della persona e assicurare ai professionisti un quadro normativo chiaro, che consenta di assumere le decisioni terapeutiche necessarie senza il rischio di improprie contrapposizioni processuali.

La SIP richiama pertanto il Parlamento alla necessità di intervenire tempestivamente, evitando che l’attuale incertezza applicativa produca conseguenze negative sulla qualità, sull’appropriatezza e sulla tempestività delle cure.

La tutela della libertà personale e il diritto alla salute devono essere garantiti insieme. È pertanto necessario che l’attuazione delle garanzie costituzionali salvaguardi la funzione terapeutica del TSO, senza rendere più difficile l’esercizio della responsabilità clinica.

La Società Italiana di Psichiatria conferma la propria disponibilità a contribuire al percorso di revisione legislativa, mettendo a disposizione le competenze scientifiche, cliniche e organizzative maturate nell’ambito dei servizi di salute mentale.

Guido Di Sciascio e Antonio Vita

Presidenti Società Italiana di Psichiatria (Sip),

E il comitato esecutivo della SIP

19 Ottobre 2026

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