Mieloma multiplo: AIFA dà il via libera alle due combinazioni con belantamab mafodotin

Mieloma multiplo: AIFA dà il via libera alle due combinazioni con belantamab mafodotin

Mieloma multiplo: AIFA dà il via libera alle due combinazioni con belantamab mafodotin

Le due combinazioni di belantamab mafodotin con bortezomib e desametasone e con pomalidomide e desametasone sono ora disponibili in Italia. In dieci mesi, grazie ai programmi di accesso dedicati, sono già stati trattati circa 400 pazienti. Negli studi DREAMM-7 e DREAMM-8, belantamab mafodotin ha portato la sopravvivenza mediana libera da progressione rispettivamente a 36,6 e 32,6 mesi

Poco più di due settimane fa, l’AIFA ha approvato e reso disponibile in Italia belantamab mafodotin come terapia d’elezione del mieloma multiplo alla prima recidiva. Belantamab mafodotin è un ADC composto da un anticorpo monoclonale che riconosce la proteina BCMA, presente sulla superficie delle plasmacellule tumorali. Dopo essersi legato specificamente al BCMA, belantamab mafodotin entra nella cellula malata, dove rilascia il suo farmaco citotossico, MMAF, che impedisce alle cellule tumorali di dividersi e le porta alla morte. L’anticorpo è in grado di stimolare anche il sistema immunitario, attivando meccanismi come la distruzione diretta delle cellule tumorali attraverso le difese naturali e la loro eliminazione da parte di cellule immunitarie specializzate. 

La patologia

ll mieloma multiplo è un tumore maligno che colpisce le plasmacellule, un tipo di globuli bianchi presenti nel midollo osseo, fondamentali per il nostro sistema immunitario. Le plasmacellule hanno il compito di produrre anticorpi, proteine essenziali per difendere l’organismo da infezioni causate da batteri e virus.

Il mieloma multiplo è la seconda fra le neoplasie ematologiche più frequenti, dopo il linfoma non-Hodgkin. In Italia ogni anno si stimano circa 6-7 mila nuovi casi, ovvero l’1,5% di tutti i tumori diagnosticati nella donna e l’1,6% di tutti i tumori diagnosticati nell’uomo.

Un farmaco che cura già 400 pazienti

Da meno di un anno, grazie a programmi d’accesso, circa 400 pazienti, in quasi tutti i centri ematologici, stanno ricevendo belantamab mafodotin, cardine di due triplette terapeutiche: una comprende bortezomib e desametasone, l’altra pomalidomide e desametasone.

Le combinazioni sono state sperimentate in due studi clinici, rispettivamente il DREAMM 7 e il DREAMM 8, i cui risultati hanno portato prima al via libera europeo lo scorso anno e adesso quello italiano.

Lo studio DREAMM-7

Il DREAMM-7 ha valutato l’efficacia e la sicurezza di belantamab mafodotin in combinazione con bortezomib e desametasone (Vd) rispetto alla combinazione di daratumumab, bortezomib e desametasone (DVd), standard of care. I pazienti arruolati erano stati precedentemente curati con almeno una linea di trattamento. Nel caso specifico è stata dimostrata un’efficacia statisticamente significativa triplicando la sopravvivenza mediana libera da progressione rispetto a DVd (36,6 mesi vs 13,4 mesi) e riducendo il rischio di morte del 42% .

Lo studio DREAMM-8

Il DREAMM-8 aveva invece l’obiettivo di valutare l’efficacia e la sicurezza di belantamab mafodotin in combinazione conpomalidomide e desametasone (Pd) rispetto alla combinazione di pomalidomide, bortezomib e desametasone (PVd), anche in questo caso in pazienti precedentemente sottoposti ad almeno una linea di trattamento a base di lenalidomide. In questo studio la sopravvivenza libera da malattia è aumentata a 32,6 mesi rispetto ai 12,5 mesi osservati nel braccio di controllo. Il profilo di sicurezza delle combinazioni BVd e BPd è risultato coerente con il profilo di sicurezza noto per i singoli agenti e la qualità di vita dei pazienti (HRQoL) è stata mantenuta durante tutto il trattamento, per entrambi gli studi.

Le conferme dal “real life”

I dati real life confermano l’efficacia di belantamab mafodotin: “Accertato che il cardine delle triplette è belantamab, le combinazioni vengono scelte e adattate in base alle caratteristiche della persona malata e della refrattarietà acquisita ai partner e della pregressa esposizione farmacologica- spiega Elena Zamagni, Associato di Ematologia all’Università di Bologna e dirigente medico presso l’IRCCS  Sant’Orsola Malpighi – Belantamab mafodotin è inoltre un farmaco di facile gestione, può essere somministrato in regime di day hospital – l’infusione dura 30 minuti ogni 8-12 settimane proprio per la versatilità e adattamento della dose   senza la necessità di pre-medicazioni o ricoveri, rendendo il trattamento facilmente fruibile anche in reparti di ematologia meno strutturati”.

Un farmaco maneggevole e sicuro

Anche Francesca Gay, Associato di Ematologia all’Università di Torino e dirigente medico di 1 livello Ematologia Universitaria AOU Citta della Salute e della Scienza, conferma la maneggevolezza di belantamab. E tranquillizza anche sul principale evento avverso. “L’alterazione temporanea della vista provocata dal farmaco, può essere risolta con la sospensione temporanea della terapia. La somministrazione può essere quindi ripresa adattando la dose e frequenza al paziente. Dosi ridotte e “adattate” alle necessità dei singoli consentono comunque il controllo prolungato della malattia”.

Cresce l’aspettativa di vita nel mieloma multiplo

Negli ultimi dieci, quindici anni l’aspettativa di vita dei pazienti con mieloma multiplo è quasi quadruplicata, passando da circa 2 anni e mezzo a oltre 10. Una conquista notevole, dovuta ai progressi della medicina: dai trapianti, ai farmaci innovativi – immunomodulanti, inibitori del proteasoma, anticorpi monoclonali, anticorpi farmaco coniugati (ADC); anticorpi bispecifici, CAR-T, immunomodulatori come la talidomide, la lenalidomide, la pomalidomide e gli inibitori del proteasoma (bortezomib).

“La prima considerazione – dice Maria Sofia Rosati, direttore medico di GSK – riguarda il valore enorme di questa terapia per i pazienti. Tre anni di progression free survival in un  setting di seconda linea è una risposta importante e per certi versi decisiva, che sposta un po’ più in là la prospettiva di molte persone. La seconda considerazione è legata alla visione e all’impegno che hanno accompagnato lo sviluppo di belantamab mafodotin. Abbiamo sempre creduto nel potenziale trasformativo di questa terapia per le persone con mieloma multiplo, anche nei momenti più complessi del suo percorso regolatorio. Una convinzione che si è tradotta anche nell’impegno a favorire, laddove possibile, l’accesso al trattamento attraverso programmi di accesso anticipato, per continuare a offrire un’opportunità terapeutica ai pazienti che ne avevano bisogno. La perseveranza nella ricerca e le evidenze emerse dagli studi DREAMM ci hanno consentito di raggiungere questi importanti risultati”.

M.L.

19 Ottobre 2026

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