Il “trucco” della sanatoria per i no vax. Quello che la politica promette e la legge non concede

Il “trucco” della sanatoria per i no vax. Quello che la politica promette e la legge non concede

Il “trucco” della sanatoria per i no vax. Quello che la politica promette e la legge non concede

FdI e Lega rivendicano la norma. Futuro Nazionale si prende il merito. Cortocircuito di Forza Italia. Ma l’articolo 8 della riforma delle professioni sanitarie non cancella le radiazioni: apre una procedura di reiscrizione a condizioni ben precise.

“In fondo è solo un trucco”, dice Jep Gambardella ne La grande bellezza. La frase torna utile per l’articolo 8 della riforma delle professioni sanitarie approvata alla Camera. Un trucco politico, prima ancora che legislativo: trasformare una possibilità circostanziata in una promessa di riabilitazione.

Cominciamo da cosa dice la norma. Voluta dai vertici di Fratelli d’Italia, consente ai professionisti sanitari radiati per fatti non dolosi, direttamente riconducibili alle condizioni eccezionali dell’emergenza Covid, di chiedere la reiscrizione all’albo. Il testo richiama circostanze precise: le conoscenze scientifiche allora limitate, la carenza di personale e mezzi rispetto al numero dei casi, l’impiego di professionisti non specialistici. Essere stati sanzionati durante la pandemia non basta: i fatti contestati devono avere quel nesso.

Non c’è alcun automatismo. Serve una domanda alla Commissione centrale per gli esercenti le professioni sanitarie, entro sessanta giorni dall’entrata in vigore della legge, e a decidere sarà l’organo di giustizia di categoria. Se la radiazione deriva da una condanna penale occorre la riabilitazione. Non sono previsti indennizzi per gli anni trascorsi fuori dall’albo. Una sanatoria, dunque, non c’è: né approvata, né operativa.

Questo non significa che nessuna domanda potrà essere accolta, né che sia prevista una riabilitazione generalizzata. Significa, soprattutto, che il rifiuto della vaccinazione non costituisce di per sé un motivo sufficiente per ottenere la reiscrizione all’Albo.

Una legge resta ciò che dispone, indipendentemente dalle interpretazioni che se ne vogliono dare e dalle aspettative che si alimentano. È nello scarto tra il suo contenuto e il racconto che la politica entra in scena.

Tra luglio e settembre, le resistenze su questo specifico punto hanno tenuto la norma ferma in commissione, impedendo che si arrivasse al voto. Durante la votazione in Aula per mantenere l’articolo 8, servivano 120 voti, ne sono arrivati 126, anche grazie agli otto deputati di Futuro Nazionale, che hanno così consentito al partito di Roberto Vannacci di intestarsi la vittoria e presentarsi come l’ago della bilancia. Una rivendicazione che pesa anche nella competizione con Fratelli d’Italia, perché i due partiti si contendono almeno una parte dello stesso elettorato, compresa quell’area no vax alla quale entrambi cercano di parlare.

Ma è sul fronte di Forza Italia che la narrazione della “sanatoria” sta producendo i danni maggiori, facendo deflagrare le contraddizioni interne. Il partito di Berlusconi, che durante la pandemia (e anche prima sulla legge per l’obbligo vaccinali dei bambini) aveva tenuto posizioni nette in favore della scienza e dei vaccini, si trova ora in affanno. La spaccatura è emersa con chiarezza ieri in Aula, quando il presidente della Commissione Affari sociali, Ugo Cappellacci, ha pronunciato un intervento per depotenziare la portata dell’articolo 8, spiegando che “non è previsto alcun reintegro automatico” e che “il rifiuto del vaccino non dà alcun titolo a beneficiare di questa disposizione”.

Una posizione ribaltata, o quantomeno corretta, dalle dichiarazioni odierne della capogruppo al Senato, Stefania Craxi, che ha definito la sanatoria un errore: “La disposizione votata alla Camera non ci convince e non può restare così com’è. Al Senato è nostra intenzione lavorare per modificarla. Non spetta al legislatore azzerare per legge, con un colpo di spugna, decisioni che competono agli Ordini”. Il cortocircuito è totale: mentre alla Camera il partito cerca di smontare il “trucco” della narrazione no vax, a Palazzo Madama la leadership si prepara a chiedere modifiche sostanziali al testo.

Nel racconto che circola, è la rivincita dei medici no vax. Nel testo approvato non c’è nulla di tutto questo. Fratelli d’Italia può rivendicare di aver voluto la norma, Futuro Nazionale di aver contribuito a salvarla. Entrambi possono insomma presentarsi davanti allo stesso elettorato vantando una vittoria assai più generosa nelle dichiarazioni che nei suoi effetti giuridici. Del resto, perché prendersi il disturbo di mantenere una promessa, quando si possono già incassare gli applausi per averlo fatto?

Non è la prima volta che succede. Con la pandemia, anche formule come “tachipirina e vigile attesa” sono diventate slogan, resistenti anche a quanto realmente pubblicato nei testi delle circolari ministeriali approvate, come raccontavo ieri. La complessità di decisioni prese con conoscenze incomplete si comprime in una storia di colpevoli e vittime, e una norma che disciplina pochi casi specifici diventa il simbolo di una resa dei conti con l’intera gestione dell’emergenza.

Sarebbe scorretto liquidare l’articolo 8 come privo di effetti: chi dimostrerà di rientrare nei requisiti potrà ottenerne. Ma è forse ancora più scorretto spacciare una possibilità condizionata per una promessa mantenuta. Il trucco è questo. La maggioranza di Governo cerca e incassa gli applausi dell’area no vax raccontando una realtà ben diversa da quella tratteggiata dalla norma. Ed è proprio in questo spazio, tra narrazione e realtà, che la propaganda trova il suo palcoscenico.

Giovanni Rodriquez

28 Ottobre 2026

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