Gli ospedali laziali e quei costi così diversi per curare la stessa malattia

Gli ospedali laziali e quei costi così diversi per curare la stessa malattia

Gli ospedali laziali e quei costi così diversi per curare la stessa malattia
Stupisce il silenzio seguito ai risultati eclatanti dello studio della Cattolica sui costi per caso trattato in alcuni ospedali regionali che indicano fortissime e ingiustificate differenze. Se validati, quei dati dovrebbero spingere Zingaretti a repentine contromisure

L’imbarazzante silenzio che ha accolto il lavoro di Amerigo Cicchetti direttore della scuola ALTEMS della Università Cattolica di Roma “Confronto tra le principali aziende ospedaliere del Lazio ed alcune aziende ospedaliere nazionali: Performance economico-finanziaria” da parte degli assessori o Commissari alla sanità chiamati in causa,  dei direttori generali  responsabili delle aziende ospedaliere sottoposte a benchmark e di molti abituali commentatori della sanità,  è la spia della reale condizione del paese. Si preferisce ormai l’analisi astratta dei mali della sanità adottando  un procedimento discorsivo esclusivamente  di tipo “narrativo”.
 
E così il discorso può rimanere sempre a livello di meta-realtà,   e il suo oggetto restare inchiodato alle modellistiche astratte, a un universale generico de-contestualizzato  a cui mai segue una chiamata di responsabilità diretta nei confronti del decisore politico o del manager. Di fatto tutti questi soggetti e gli intellettuali del settore, con poche eccezioni, appaiono tutti “organici” al “partito unico” assolutamente trasversale agli schieramenti politici che ha gestito  la cosa pubblica con modalità simili e che dunque è  oggettivamente corresponsabile  del default del paese.
 
Ritornando al lavoro del Prof  Cicchetti,  esso dimostra  che a parità di complessità del caso trattato, il costo per paziente più basso si riscontra  al Policlinico universitario "A. Gemelli" (5.947€ per paziente), e questo soprattutto grazie alla migliore performance nella funzione "acquisti" di beni e servizi (2.076€), mentre la situazioni più critica si registra presso l'azienda Ospedaliera S. Andrea ( 8.921€). A questa fa buona compagnia il  S. Camillo ( 8.886€)  e il S. Filippo Neri (8.861€).
 
Una differenza talmente vistosa da sollevare una serie inquietante di interrogativi che urgono una risposta chiara ed esaustiva.
Le conseguenze dello studio, per gli autori,  sono ovviamente scontate. Il decisore politico,  preso atto che il 45% dei pazienti in acuzie sono dimessi da ospedali che non sono pubblici  (27% da ospedali no-profit, di ispirazione religiosa) non dovrebbe più perseguire ottusamente il miraggio di un sistema totalmente pubblico ma  più pragmaticamente,  investire su quello che realmente funziona meglio sviluppando nell'amministrazione Regionale la funzione di "committenza" e conseguendo, attraverso gli strumenti già noti (autorizzazione stringente, accreditamento all'eccellenza, accordi contrattuali rigorosi, tariffario "competitivo"), una vera e propria rivoluzione. Unica in grado di salvare la sanità pubblica della Regione.
 
Ritengo estremamente pregevole il lavoro del Prof Cicchetti e sono convinto che il Presidente Zingaretti lo dovrebbe tenere  nel massimo conto. Non per adottarne le conclusioni che, risentono dell’inevitabile conflitto di interessi di cui è chiaramente portatore il responsabile della ricerca, ma per promuovere le giuste e inevitabili azioni correttive.
 
E allora in primis si dovrebbe fare rivalutare il lavoro da un ente terzo come l’ISS o l’ASP per rimuovere qualsiasi incertezza sulla robustezza statistica della analisi delle performances delle diverse strutture. Subito dopo, a dati confermati,  si dovrebbero chiamare i direttori generali delle strutture ospedaliere S. Andrea, S. Camillo  e  S. Filippo Neri  e chiedere loro ragione di un risultato gestionale così disastroso. Ed infine se venisse dimostrata, da un valutatore esterno alla regione,  una  responsabilità diretta si dovrebbe procedere immediatamente alla  rimozione del/dei responsabile/i.
 
Mi sembra un ragionamento talmente lineare e semplice che mi stupisce come nessuno lo abbia ancora fatto. L’amministrazione regionale è recentemente cambiata e grandi speranze sono state riposte in Zingaretti. E’ troppo chiedere al Presidente e commissario alla sanità di dimostrare coerenza con quanto promesso in campagna elettorale  circa un nuovo modo di amministrare la regione e la sanità pubblica? Forse potrebbe cominciare proprio da qui.
 
Roberto Polillo
 

Roberto Polillo

05 Aprile 2013

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