Medici. Lo Smi scrive a Lorenzin: “Basta precariato nella sanità”

Medici. Lo Smi scrive a Lorenzin: “Basta precariato nella sanità”

Medici. Lo Smi scrive a Lorenzin: “Basta precariato nella sanità”
Questo l’appello del Sindacato dei Medici Italiani al nuovo ministro della Salute, Beatrice Lorenzin con una lettera inviata oggi, a firma del segretario Salvo Calì. “Serve  una soluzione politica e strutturale a questo problema”.

Lo Smi scrive al neo Ministro Lorenzin in merito all’emergenza precari in sanità. Nella missiva, Calì, con una sintetica premessa ricorda il “momento, delicato e difficile”, che attraversa il Paese e augurando un buon lavoro al neo ministro mette in evidenza come il Ssn abbia “bisogno di cure mirate all’insegna della modernizzazione e dell’appropriatezza”, che, “la chiave di volta di questo intervento è la necessità di rispondere adeguatamente alla mutata domanda di salute, all’invecchiamento della popolazione, alla cronicità e alle sfide della prevenzione”.

“Servono risorse – aggiunge Calì – eliminazione di sprechi, una nuova governance (senza ingerenze dei partiti e basata sul merito), una forte riorganizzazione dell’ospedalità, delle cure primarie, del territorio, dell’emergenza, della domiciliarità”. “In questa ottica – continua – servono anche strumenti normativi nuovi per la valorizzazione della professione medica e il superamento dell’attuale modello di relazioni lavorative, puntando su un contratto unico dei medici che metta fine al settorialismo e ai particolarismi che hanno distinto la nostra sanità pubblica in questi anni. Infine, serve mettere un freno al neo centralismo regionale, conseguenza della riforma del Titolo V, quello che lo Smi ha definito il “malinteso federalismo”».
 
Dopo questa breve analisi del contesto, il segretario dello Smi chiede al ministro di intervenire urgentemente su uno «dei principali problemi che affligge oggi il mondo sanitario nazionale e, in particolare, in termini quantitativi, le regioni del Meridione d'Italia: l'emergenza precariato».
 
“Questa condizione – spiega – si traduce in uno stato di sofferenza che coinvolge i medici che, dopo anni di lavoro e il superamento di  numerose selezioni concorsuali, non hanno a tutt'oggi alcuna certezza sul futuro e vedono i propri posti di lavoro fortemente a rischio, con evidenti e innumerevoli implicazioni di ordine morale e sociale anche per le famiglie di questi professionisti e con ripercussioni inevitabili sulla qualità delle prestazioni erogate”.

Calì, insiste sul “ruolo fondamentale della componente precaria nell'attività quotidiana del Ssn: la non stabilizzazione del rapporto di lavoro di queste professionalità, determinerebbe una drastica riduzione qualitativa e quantitativa dell'assistenza ai pazienti, sino al rischio di non assicurare i LEA (Livelli essenziali di assistenza). Se soffrono i professionisti, se incerta è la loro prospettiva, se insomma non fanno squadra con gli altri professionisti per la labilità della loro posizione lavorativa, allora si indebolisce anche il Ssn”. 

Nella lettera si precisa, inoltre, come 2il personale, assunto a seguito di pubbliche selezioni per titoli ed esami, pubblicate sulla Gazzetta Ufficiale, è in servizio a tempo determinato continuativamente da molto tempo (in taluni casi da oltre un decennio) e garantisce i L.E.A, servizi di elezione ed urgenze, guardie, reperibilità e quant'altro, oltre ad essere impegnato in attività didattiche riconosciute nei percorsi formativi delle scuole di medicina e chirurgia delle Università. Gli avvisi pubblicati sulla GURI durante gli ultimi anni sono, infatti, relativi sia all'area dell'urgenza-emergenza sia all'area clinica, che attualmente risultano pertanto garantite con il contributo essenziale e determinante dei “precari””.

“Nonostante da anni si rincorrano le promesse, per una generazione intera di camici bianchi – denuncia ancora Calì – i concorsi languono e a quelli già espletati non viene dato seguito mediante assunzione. Sulla scorta di quanto detto e  alla luce degli avvenimenti degli ultimi anni (piano di rientro, accorpamenti tra Azienda, spending review, concorsi insufficienti in termini quantitativi) che hanno imposto il blocco del turn-over, lo Smi chiede la regolarizzazione delle posizioni lavorative del personale precario della dirigenza, reclutato attraverso regolari e numerose procedure selettive di pubblico concorso nazionale per  titoli ed esami e ora regolarmente in servizio in regime di proroga e/o rinnovo. É necessario voltare pagina, anche per porre fine a situazioni umilianti come quelle che vedono, a causa della fusione di  Aziende e di alcune procedure di mobilità attuate, la  coesistenza in servizio, per la stessa disciplina, di figure di dirigenza sanitaria a tempo indeterminato molto più giovani di altre precarie e a tempo determinato, ma che prestano da sempre e con maggiore anzianità la loro attività professionale. Tutto ciò deve finire, serve una immediata ed equa normalizzazione. Serve altresì bandire finalmente i concorsi per i posti vacanti, coperti oramai da troppi anni, per diverse ragioni non più accettabili, da medici con contratti a tempo determinato, conferiti sempre con graduatorie per titoli rinnovate anche di anno in anno, con il risultato di non costruire sani percorsi professionali a vantaggio dei cittadini, del Ssn, oltreché degli stessi medici”. 

Nella missiva si sottolinea, infine, l’impegno storico dello Smi contro questo fenomeno, sia dal punto di vista politico sia sotto quello sindacale. Calì fa riferimento alle tante battaglie “condotte, anche in ambito giuridico, a tutela di colleghi che hanno così ottenuto il giusto riconoscimento dei propri diritti”. “Solo per citarne una – prosegue – si ricorda la recente vittoria del ricorso presso il tribunale del lavoro di Civitavecchia, poi confermato dalla Corte d'Appello di Roma, per il riconoscimento dei requisiti per ottenere l'indennità di esclusività a tutti i colleghi che hanno avuto un rapporto di lavoro precario, con interruzioni, al fine di raggiungere la continuità di servizio. Un grande e recente successo che spinge lo SMI a proseguire sulla strada della tutela del diritto ma anche nella lotta contro ogni situazione penalizzante nei confronti dei medici e della loro professionalità”.

“Ma al di là della via giudiziaria – conclude il suo appello il segretario dello Smi – serve  una soluzione politica e strutturale a questo problema. Per questa ragione chiediamo al suo ministero e al  Governo di mettere fine all’emergenza precariato e dare, così, finalmente risposte certe alle difficoltà di migliaia di professionisti e meglio garantire così anche i servizi ai cittadini”.

09 Maggio 2013

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