Emilia Romagna e Toscana. Medici contro infermieri: “Ci travalicano”

Emilia Romagna e Toscana. Medici contro infermieri: “Ci travalicano”

Emilia Romagna e Toscana. Medici contro infermieri: “Ci travalicano”
L’Ordine provinciale dei Medici di Bologna ha presentato alla Procura della Repubblica un esposto contro le Regioni Emilia Romagna e Toscana che, con alcuni protocolli di organizzazione delle attività del personale sanitario, in particolare in ambito di Pronto soccorso e 118, hanno innescato un “travalicamento” da parte dell’infermieri di funzioni e azioni prettamente mediche.

“È compito degli Ordini professionali tutelare la sicurezza del cittadino e tutelare la qualità e la sicurezza della professione che rappresenta”. Così Giancarlo Pizza, presidente della Federazione Regionale Emilia Romagna (Frer), ha spiegato a Quotidiano Sanità le ragioni che hanno spinto l’Ordine dei Medici di Bologna a presentare alla Procura della Repubblica un esposto contro le Regioni Emilia Romagna e Toscana che, con alcuni protocollo di organizzazione delle attività del personale sanitario, in particolare in ambito di Pronto soccorso e 118, hanno innescato un “travalicamento” da parte dell’infermieri di funzioni e azioni prettamente mediche.
Una decisione presa dopo un lungo dibattito interno alla categoria circa il pericolo che “dalla implementazione di compiti dell’infermiere debordanti dall’assistenziale” possano scaturire forme di “esercizio abusivo della professione e, quanto al personale medico coinvolto, casi di agevolazione dell’esercizio abusivo”.

A scatenare il contenzioso sono stati tre progetti sperimentali promossi dalla Regione Toscana (See&Treat) e dalla Regione Emilia Romagna (Perimed, Triage in Pronto Soccorso). D’altra parte, dopo la riforma del Titolo V, sono state definitivamente conferite alle Regioni le competenze in ambito organizzativo assistenziale sanitario. Anche se sono invece rimaste alla legislazione statale le norme per la formazione e l’attribuzione di funzioni e competenze delle diverse figure professionali. I progetti della Toscana e dell’Emilia Romagna, osservano però i medici, attribuiscono nuove competenze agli infermieri, fino alla possibilità autonoma del personale infermieristico di inviare direttamente il paziente dal medico specialista e alla discrezionalità in campo diagnostico-terapeutico, anch’essa prerogativa della professione medica.

Inoltre, sottolinea l’Ordine di Bologna nell’esposto, l’Accordo ministero della Salute-Regioni del 25 ottobre 2001 sul sistema di emergenza-urgenza inca che “l’infermiere opera sotto la supervisione del medico in servizio, responsabile dell’attività, e secondo protocolli predefiniti, riconosciuti e approvati dal responsabile del servizio di Pronto Soccorso-accettazione o dipartimento di emergenza-urgenza e accetazione”.
Qui sta un punto di assoluta criticità: “Le discrezionalità riconosciuta all’infermiere in campo diagnostico-terapeutico non possono di certo trovare legittimazione sotto una dichiarata copertura della finale ‘supervisione’ medica”, scrive l’Ordine alla Procura. La supervisione, altrimenti, rischia “di diventare un elemento-ponte favorente l’esercizio improprio (o meglio abusivo) della professione medica e un elemento di deresponsabilizzazione dell’agente non certamente titolato all’intervento sanitario”.

Nella sua disamina, la Frer sottolinea quindi che la normativa nazionale stabilisce che “l’infermiere partecipa azione con altri – alla identificazione dei bisogni di salute della persona; indentificaazione individuale – i bisogni di assistenza infermieristica (e non altri); pianifica, gestisce e valuta l’intervento assistenziale infermieristico (e non altri).
Gli altri bisogni e interventi sono di competenza  – e di correlata responsabilità – medica con buona pace delle diverse alchimie configuranti un inattuabile coinvolgimento dell’infermiere con responsabilità a carico del medico”.
 

09 Novembre 2010

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