Aumenta l’età delle donne che si sottopongono a Pma. Quali gli esiti?
Ma una delle variabili che maggiormente influisce sul buon esito dell’applicazione delle tecniche di fecondazione assistita, e quindi sulla probabilità di ottenere una gravidanza, è proprio l’età della paziente.
Dai dati diffusi dal Ministero risulta infatti evidente l’esistenza di una relazione inversamente proporzionale tra l’età e le percentuali di gravidanza ottenute: all’aumentare dell’età, infatti, il rapporto tra gravidanze ottenute e prelievi effettuati subisce una progressiva flessione. Dai dati raccolti nell’anno 2011, si ottiene che in pazienti con meno di 34 anni, su cento prelievi effettuati si sono ottenute 30,1 gravidanze con la tecnica FIVET e 29,0 gravidanze con la ICSI. In pazienti con età maggiore di 42 anni, invece, su cento prelievi effettuati si sono ottenute 7,0 gravidanze con la tecnica FIVET e 6,2 con la ICSI.
Allo stesso modo aumenta con l’età anche la percentuale di gravidanze che non giunge al parto, ovvero la quota di gravidanze che viene registrata come un esito negativo, secondo le classi di età delle pazienti. Come esito negativo sono considerati gli aborti spontanei, gli aborti terapeutici, le gravidanze ectopiche e le morti intrauterine. In generale la quota di gravidanze monitorate ottenute da tecniche di secondo e terzo livello, sia a fresco che da scongelamento, che non arriva al parto è del 25,5%. Il restante 74,5% ovviamente esita in un parto. Osservando la distribuzione degli esiti negativi di gravidanze per età delle pazienti, si osserva come il rischio che una volta ottenuta la gravidanza, questa non esiti in un parto è direttamente proporzionale all’età della paziente. Nelle pazienti con età minore di 35 anni, la quota delle gravidanze con esito negativo è pari al 19,4%. Questa quota aumenta con l’aumentare dell’età, fino a giungere al 55,2% per le pazienti con età maggiore di 42 anni.
25 Luglio 2013
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