Tra il 2009 e il 2012 ridotti trasferimenti alle Regioni per 21,89 miliardi
Più tasse, meno investimenti
Sul piano finanziario, la relazione evidenzia come il contestuale ricorso ad aggravi di imposte a livello sia centrale che locale contrasti con il principio ispiratore del federalismo fiscale, che richiede l’invarianza della pressione fiscale complessiva sul cittadino.
Anche per l’esercizio 2012, tutte le Regioni hanno adempiuto agli obiettivi del patto di stabilità interno, alleggerito dall’esclusione di spese per oltre 2 miliardi di euro. In compenso, con il ricorso al patto regionale verticale, le Regioni hanno diffusamente ceduto, ai fini di un aumento dei pagamenti in conto capitale, parte dei propri spazi finanziari a beneficio della maggior flessibilità degli obiettivi degli enti locali.
Il contenimento della spesa finale netta, oltre ad essere l’effetto del maggior peso delle componenti escluse, è anche il prodotto della marcata riduzione della spesa per investimenti (-12,4%), la cui tendenza declinante non accenna ad arrestarsi in tutte le aree geografiche del Paese, ponendo limiti ad una seria programmazione delle opere infrastrutturali.
Debiti in calo
Dall’analisi dei dati comunicati dalle Regioni (escludendo i dati di Liguria e Sardegna, nonché i maggiori importi emersi per la Regione Lazio), nel 2012 l’esposizione debitoria delle Regioni ammonta a 46,82 miliardi di euro. Tale importo tiene conto anche del debito che grava sullo Stato. Rispetto all’anno precedente emerge una tendenza alla riduzione del debito (-3,5%). Anche il debito sanitario, nel biennio considerato, subisce una contrazione, passando da 15,09 miliardi di euro nel 2011 e a 14,58 miliardi di euro nel 2012 (-3,4%).
07 Agosto 2013
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