Rapporto Ceis/Crea. Spandonaro: “Ripensare il welfare con un nuovo patto di cittadinanza”

Rapporto Ceis/Crea. Spandonaro: “Ripensare il welfare con un nuovo patto di cittadinanza”

Rapporto Ceis/Crea. Spandonaro: “Ripensare il welfare con un nuovo patto di cittadinanza”
Ma lo scenario proposto non intende rivoluzionare il sistema, che va più “mantenuto che non riformato, adattandolo però ad una economia che rallenta. Tutto a tutti gratis non si può e non è nemmeno l’unico modello di equità”. E poi sui ticket: “Vanno riformati così come le esenzioni”. Il Def: “Contiene delle ambiguità”. Parla il coordinatore del rapporto presentato stamattina.

Spiega subito il senso del suo intervento, Federico Spandonaro, curatore e ispiratore del Rapporto Sanità dell’Università Tor Vergata di Roma: “Quest’anno, quando ho finito l’Executive Summary mi sono molto preoccupato, perché non c’era la solita mole di numeri, ma il testo proponeva un messaggio più di contesto politico. E in effetti, di questo sono convinto: oggi in Sanità servono scelte politiche”.
 
Siamo al dunque: è il momento di prendere decisioni.”Per ridisegnare il sistema e il nostro welfare occorre avere il coraggio di fare un nuovo patto di cittadinanza. Non vorrei – dice – che una boccata di ossigeno (e il riferimento è ai timidi segnali di ripresa economica) ci facesse dimenticare i problemi strutturali”.
 
Spandonaro nella sua illustrazione mostra come il sistema sanitario italiano ha certamente buone performance complessive. “Negli ultimi anni abbiamo contenuto meglio di tutti gli altri Paesi la spesa e senza creare uno sfacelo a livello di equità, per lo meno nel breve periodo. Forse negli indicatori l’unico punto su cui siamo indietro è la customer satisfaction”. Partendo dall’assunto che la sanità, bene o male funziona e costa poco, il curatore del Rapporto ha dettato quelli che a suo modo dovrebbero essere le ricette per migliorare le perfomance del Ssn. Ma, occhio, “non possiamo pensare che la crescita sarà mai come quella del boom economico, le risorse sono queste”.
 
I problemi (allocazione risorse sbagliata, ipertrofia ospedaliera, zero prevenzione, ticket ed esenzioni, non autosufficienza e investimenti, solo per citarne alcuni) per l’economista di Tor Vergata vanno affrontati con “chiarezza e senza ambiguità”, dice poi riferendosi al Def.
“Nel documento si parla di universalismo selettivo. Sono almeno cinque anni che ne parliamo, ma il punto è che cosa abbiamo in mente. Partiamo col dire che universalismo non vuol dire prestazioni gratis in ogni caso. Universalismo vuol dire garantire equità di accesso, chi non se lo può permettere viene aiutato. Se invece intendiamo un'altra cosa non ci sto”.
 
E poi sulla lotta agli sprechi. “Anche qui c’è un’ambiguità. Bisogna essere chiari: abbiamo la spesa più bassa rispetto agli altri Paesi, crescita inferiore e aspettativa di vita è più alta. Ora la domanda è lecita: da dove deve venire il risparmio? Bisogna cercare di essere realisti: i margini per migliorare gli esiti ci sono ma non per ottenere risparmi”.
 
Un altro degli aspetti del sistema da correggere è quello dei ticket che insieme alle esenzioni andrebbero “assolutamente rivisti, perché ho paura che magari li mettiamo tra un anno in emergenza senza averli riformati”. Riferimento anche alla non  autosufficienza e al socio sanitario “Solo l’indennità di accompagnamento è a livello nazionale mentre tutto il resto è in mano alle Regioni. E delle indennità non se ne sa niente. Vanno spese meglio queste risorse e sanità e sociale devono viaggiare insieme”.
 
Infine Spandonaro evidenziando come gli investimenti pubblici in sanità siano minori di quelli del privato nonostante la maggioranza delle strutture sia pubblica, ha sottolineato la necessità di tornare a puntare sul settore anche in virtù dell’imminente entrata in  vigore della Direttiva Ue sull’assistenza transfrontaliera. E sull’industria del farmaco. “Abbiamo attinto al comparto ma con il risultato che abbiamo perso migliaia di occupati. Bisogna riflettere seriamente”.

26 Settembre 2013

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