Patto per la Salute. Labate (Uni. York): “Al centro vi sia la valorizzazione delle professionalità”

Patto per la Salute. Labate (Uni. York): “Al centro vi sia la valorizzazione delle professionalità”

Patto per la Salute. Labate (Uni. York): “Al centro vi sia la valorizzazione delle professionalità”
Per la ricercatrice in economia sanitaria, “non vi può essere nessuna efficace ed efficiente riorganizzazione del sistema sanitario se le risorse umane non divengono l’artefice del processo”. L’intervento nell’ambito del 32° Congresso dell’Associazione infermieri di area critica che si apre oggi a Napoli.

“Il Patto per la salute deve mettere al centro la valorizzazione delle professionalità e a maggior ragione le professionalità dell’area critica”. Ne è convinta Grazia Labate, ricercatrice in economia sanitaria all’università di York (Inghilterra), che intervenendo oggi a Napoli per il 32° Congresso dell’Aniarti (vedi relazione integrale) ha sottolineato come, a suo parere, non vi possa essere alcuna efficace ed efficiente riorganizzazione del sistema sanitario “se le risorse umane non divengono l’artefice del processo”.

Questo, secondo Labate, “è ancor più vero per l’area critica, che è un concetto che definisce uno spazio/tempo in cui la persona sta vivendo una fase di criticità vitale”. Ma riguarda comunque “qualunque struttura, servizio o ambito operativo, in cui personale qualificato si impegna, con l’uso di adeguate attrezzature e risorse, a soddisfare tutti i bisogni presentati dalle persone in condizioni di rischio per la vita”.

Un processo nel quale l’infermiere ricopre un ruolo fondamentale. L’infermiere infatti, secondo la ricercatrice in economia sanitaria, “è gestore del processo terapeutico e, siccome parliamo di un approccio multidisciplinare, deve guidare e orientare gli altri professionisti per raggiungere gli obiettivi del processo. Deve avere quindi chiari gli ambiti di competenza, avere una forte competenza relazionale e saper gestire le zone grigie”. Lo sguardo, secondo Labate, deve essere rivolto a “superare la visione organicistica” per arrivare a “considerare l’individuo inserito in un ambiente che deve rimanere presente nel processo di cura, valorizzando però la sua integrità e soggettività”. Il processo di cura, insomma, deve tradursi in “interventi mirati ai bisogni” e non in “svolgimento delle prestazioni”.

Ma non basta. Rivolta all’assemblea degli infermieri Aniarti, la ricercatrice in economia sanitaria ha infatti sottolinea come “in questo periodo di crisi, in cui l’Unione politica e monetaria Europea appare sempre più oligarchica e tecnocratica, si rischia di compromettere quel modello sociale europeo che è essenziale per assicurare l’inclusione e la partecipazione democratica dei popoli”. Per questo, secondo Labate, è importante “lavorare sempre più nelle comunità locali affinché si sviluppi un nuovo civismo europeo, perché è in questa prospettiva che si afferma pienamente il principio di sussidiarietà, presupposto strutturale per poter esprimere compiutamente la vocazione alla socialità, in tutti i campi”.

In questo ambito, secondo la ricercatrice economica, “l’Italia vanta una più che secolare esperienza, rafforzatasi in tutti questi anni nel campo della salute. Prova ne sono non solo i dati censuari sull’associazionismo ed il volontariato presenti nel nostro paese, che ne rivelano una costante crescita anche nel periodo di crisi che stiamo attraversando”.

Se si prendono in esame le organizzazioni che operano nella sanità o in ambito socio-sanitario, facendosi carico dei bisogni dei malati, relazionali, materiali e di sollievo alle famiglie, parliamo – secondo i dati presentati da Labate – di circa 10 mila 700 unità, di cui la quota maggiore concerne le unità di promozione (e organizzazione) della raccolta sangue e organi, a seguire le 3600 unità mobili di soccorso ed infine le associazioni per patologia ed i centri per le cure palliative. “Una massa enorme di esperienze senza le quali il nostro Ssn non potrebbe sopravvivere e che ha veicolato un forte senso di civismo e di appartenenza intorno a chi soffre ed è malato diventando interlocutore forte dei diversi livelli istituzionali”, spiega Labate.

Il Patto per la Salute, allora, secondo la ricercatrice in economia sanitaria, deve trasformarsi da “dialogo fra Stato e Regioni” in “trialogo Stato, Regioni, cittadini” per realizzare un nuovo patto sociale universale ed inclusivo. “Abbiamo bisogno di creare misure che vadano oltre il PIL, ed economie che vadano al di là del supermercato globale, per ringiovanire la ricchezza reale. Dobbiamo tener presente – ha concluso Labate – che la vera valuta della vita è la qualità della vita stessa”.

06 Novembre 2013

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