Resincronizzazione efficace anche nei pazienti con scompenso lieve

Resincronizzazione efficace anche nei pazienti con scompenso lieve

Resincronizzazione efficace anche nei pazienti con scompenso lieve
L’impiego precoce di un defibrillatore con terapia di resincronizzazione cardiaca riduce del 29 per cento la mortalità anche in pazienti con scompenso cardiaco di classe Nyha II.
 

Non c’è bisogno di essere affetto da uno scompenso cardiaco grave (classe Nyha III o IV) per beneficiare dell’impianto di un defibrillatore con terapia di resincronizzazione cardiaca.
I risultati di uno studio internazionale (RAFT, Resynchronization/Defibrillation for Ambulatory Heart Failure Trial) dimostrano infatti che la resincronizzazione riduce del 27 per cento la mortalità e l’ospedalizzazione per cause connesse allo scompenso cardiaco e del 29 per cento la mortalità per tutte le cause in pazienti con scompenso cardiaco di grado lieve (Class Nyha II) rispetto a pazienti con analogo disturbo, ma trattati con l’usuale terapia medica e defibrillatori cardiaci impiantabili.
Lo studio, presentato durante il congresso dell’American Heart Association tenutosi nei giorni scorsi a Chicago, è stato pubblicato sul New England Journal of Medicine. Ha arruolato quasi 1800 pazienti seguendoli per circa 40 mesi.
“Questi importanti risultati dimostrano che un intervento precoce con questi nuovi dispositivi, accanto a quelli già raccomandati dalle attuali linee guida, ovvero terapia medica e defibrillatori cardiaci impiantabili, può salvare delle vite”, ha dichiarato Massimo Santini, direttore del Dipartimento Cardiovascolare dell’Ospedale San Filippo Neri di Roma. “La terapia di resincronizzazione cardiaca dimostra di essere in grado di rallentare la progressione della malattia e ridurre le ospedalizzazioni, anche in pazienti con un grado di scompenso non grave”.
In Italia sono circa 1 milione le persone affette da scompenso cardiaco e circa 170 mila i ricoveri annui ad esso connesso. Imponenti inoltre i suoi costi che ammontano a circa il 2 per cento della spesa sanitaria nazionale.
Proprio su quest’ultimo aspetto potrebbe incidere l’utilizzo precoce della terapia di resincronizzazione, rallentando la progressione della patologia e la necessità del ricorso all’assistenza avanzata.
“Questa ricerca è la prima a mostrare l'importanza dell’impiego precoce di un defibrillatore con terapia di resincronizzazione cardiaca come terapia salvavita per i pazienti affetti da scompenso cardiaco lieve e fa aumentare il numero già crescente di evidenze scientifiche che richiede una modifica delle linee guida”, ha concluso Santini.


 

am

01 Dicembre 2010

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