Ictus: dall’American Heart Association le regole per prevenirlo

Ictus: dall’American Heart Association le regole per prevenirlo

Ictus: dall’American Heart Association le regole per prevenirlo
Sono state pubblicate nei giorni scorsi le linee guida per la prevenzione primaria dell’ictus, ischemico ed emorragico. Gli stili di vita possono fare la differenza.

L’American Heart Association ha pubblicato nei giorni scorsi le linee guida per la prevenzione primaria dell’ictus, ischemico ed emorragico. (vai alle linee guida – in inglese).
Il documento risponde a un’esigenza dettata dai numeri: dei quasi 800 mila ictus che si verificano ogni anno negli Usa, il 75 per cento è un primo evento: “per questa ragione la prevenzione è particolarmente importante”, ha spiegato Larry B. Goldstein, direttore dello Stroke Center al Duke University Medical Center di Durham e coordinatore del gruppo che ha redatto le linee guida.
Dal momento che i fattori di rischio per l’ictus, sia esso ischemico sia esso emorragico, sono il più delle volte sovrapponibili, “in queste linee guida abbiamo deciso di puntare sulla prevenzione dell’ictus in toto, non soltanto su quella dell’ictus ischemico, e questo è già un significativo cambiamento”.
Inoltre, ha sottolineato Philip B. Gorelick, direttore del Center for Stroke Research all’University of Illinois College of Medicine di Chicago e revisore delle linee guida, vista l’ampiezza del numero di soggetti potenzialmente a rischio, “la lettura del documento è fortemente raccomandata a tutti i professionisti che assistono pazienti a rischio di ictus”.
Diversi gli interventi che vengono suggeriti dalla linea guida, pubblicata il 2 dicembre su Stroke: l’attenzione allo stile di vita, innanzitutto. Rappresenta la prima strategia preventiva: svolgere regolare attività fisica, non fumare, avere una dieta equilibrata (ricca di frutta e verdura con un ridotto consumo di alcool) e un costante controllo del peso, infatti, “sono associati a una riduzione dell’80 per cento del rischio di un primo ictus”, ha affermato Goldstein. Una ulteriore riduzione del rischio deriva inoltre dalla mancata esposizione al fumo passivo: in realtà “non sappiamo se limitare l’esposizione diminuisca il rischio, dal momento che attualmente non sono disponibili dati su questo argomento”, ha aggiunto Goldstein. Però, “sembra vero per le malattie coronariche e […] crediamo lo stesso possa dirsi per l’ictus”.
Uno degli aspetti più controversi affrontati dalle linee guida è il comportamento da tenere nei casi di stenosi carotidea asintomatica. Intervenire o non intervenire? Il documento non scioglie il dubbio ammettendo piuttosto che l’argomento “è diventato una difficilissima decisione”.
“La selezione dei pazienti asintomatici per la rivascolarizzazione della carotide – ha illustrato Goldstein – deve essere guidata da una valutazione delle comorbidità e dell’aspettativa di vita oltre che da fattori individuali. Deve inoltre comprendere una approfondita discussione dei rischi e dei benefici dell’intervento prestando attenzione alle preferenze del paziente”.
Le linee guida, infine, si soffermano sull’impiego dei farmaci, dalla semplice aspirina agli anticoagulanti di nuova generazione (per esempio dabigatran) per i pazienti con fibrillazione atriale. In quest’ultimo caso, “non è fornita alcuna raccomandazione” poiché al momento della stesura “non erano ancora stati valutati e approvati dalle autorità regolatorie”. Tuttavia, precisano gli autori, “la disponibilità di agenti orali molto efficaci, senza interazioni significative con altri farmaci o con il cibo e che non richiedono il monitoraggio della coagulazione potrebbero rappresentare un’importante progresso per questi pazienti”. 

06 Dicembre 2010

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