Inquinamento metropolitano. Adesso sappiamo che fa male anche al cuore. Milano e Torino le città più a rischio

Inquinamento metropolitano. Adesso sappiamo che fa male anche al cuore. Milano e Torino le città più a rischio

Inquinamento metropolitano. Adesso sappiamo che fa male anche al cuore. Milano e Torino le città più a rischio
L’inquinamento da particolato, causato soprattutto dal traffico e dai riscaldamenti, aumenta il rischio di infarti e di mortalità. A Milano e Torino, lo scettro delle città più inquinate d’Italia. E gli esperti chiedono al Governo italiano di utilizzare il semestre europeo per rivedere gli standard di qualità dell’aria, riducendo i livelli di tolleranza

L’inquinamento uccide e non solo attraverso tumori e malattie respiratorie. Infarti, ictus ed embolie polmonari sono alcune delle malattie cardiovascolari causate dallo smog. E se è vero che siamo tutti a rischio, in modo particolare lo sono bambini e anziani.
In Italia c’è poco da rallegrarsi. Nella poco edificante classifica delle aree più inquinate del vecchio continente, spicca Milano, che condivide con Torino, il titolo di capitale dello smog in Italia.
 
L’argomento ‘smog e cuore’ è stato al centro di una tavola rotonda organizzata dall’Associazione per la Lotta alla Trombosi (ALT). “Un punto di partenza – ha commentato Lidia Rota Vender, presidente ALT –  per incentivare la sensibilità della cittadinanza e l’intervento delle istituzioni sullo stato di salute dell’ambiente e quindi delle persone”.
“Su 53 milioni di morti in tutto il pianeta – ricorda il professor Pier Mannuccio Mannucci, direttore scientifico della Fondazione Ca' Granda Policlinico di Milano – 3,3 milioni sono causati dall’inquinamento dell’aria e la prima causa scatenante l’infarto acuto è proprio lo smog”.
 
E intanto si moltiplicano le ricerche sugli effetti poco deleteri dell’inquinamento. Uno studio pubblicato su British Medical Journal (BMJ) dimostra che l’esposizione all’inquinamento atmosferico, soprattutto a quello da particolato, aumenta il rischio di coronaropatie. Il lavoro, coordinato dal Dipartimento di Epidemiologia del Lazio e dalla Città della Salute di Torino, ha esaminato oltre 100.000 persone residenti in 7 città di 5 Paesi europei, che hanno preso parte al progetto ESCAPE (European Study of Cohorts for Air Pollution Effects).  I soggetti in studio sono stati seguiti per circa 12 anni e oltre 5.000 di loro hanno avuto un primo infarto o un ricovero per angina instabile nel corso del follow up. Allo studio hanno collaborato anche le Agenzie ambientali dell’Emilia-Romagna, del Lazio e del Piemonte.
 
Le conclusioni sono state che ogni aumento di esposizione a particolato (le particelle di diametro inferiore a 10 micrometri, PM10) di 10 µg/m3 nella media annuale, fa crescere del 12% il rischio di cardiopatia ischemica e che, ogni aumento di 5 µg/m3 nella media annuale di PM2,5, si associa ad un maggior rischio di eventi coronarici del 13%.
L’associazione tra esposizione prolungata a inquinamento da particolato e malattie cardiovascolari è stata confermata anche dopo la correzione per gli altri fattori di rischio (fumo, stato socio-economico, livello di attività fisica, grado di istruzione e indice di massa corporea).
L’inquinante killer dunque si conferma il particolato, purtroppo anche a livelli inferiori a quelli di ‘sicurezza’ definiti dall’attuale Legislazione europea (il limite annuale europeo per il PM2,5 è 25 µg/m3, quello per il PM10 è  40 μg/m3).
Le ‘Linee guida per la qualità dell’aria’ dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) propongono invece di abbassare questi limiti a 10 µg/m3 come media annua per il PM2,5 (25 µg/m3 come media delle 24 ore), e a 20 µg/m3 come media annua per il  PM10  (50 µg/m3 come media nelle 24 ore).
 
Gli effetti devastanti dell’inquinamento sul cuore, sono estremamente preoccupanti: il 90% circa della popolazione mondiale infatti, respira smog a concentrazioni ben superiori ai livelli di sicurezza raccomandati dall'OMS. “Le polveri sottili sono la causa di 3,1 milioni di decessi – ricorda Roberto Bertollini,direttore di Ricerca e Rappresentante OMS presso l’Unione europea – e in Europa si contano 430mila morti premature ogni anno, con picchi nelle zone più a rischio, come la Pianura Padana. Sarebbe importante che il Governo italiano utilizzasse la prossima presidenza per proporre una revisione degli standard europei di qualità dell’aria verso valori più efficaci alla difesa della salute”.
 
Ma non è tutto. Una review della letteratura scientifica, pubblicata di recente su Lancet, dimostra anche la presenza di un’associazione tra esposizione a lungo termine all’inquinamento ambientale da particolato e mortalità. Relazione, pure in questo caso presente, anche per concentrazioni di particolato inferiori ai valori limite definiti dall’Unione Europea.
Questa revisione ha  preso in esame oltre due decadi di dati, riguardanti 360 mila abitanti delle grandi città in 13 nazioni europee; tra i partecipanti, 29.076 sono deceduti per cause naturali nei 13,9 anni di follow up. Secondo gli autori, per ogni aumento di 5 µg/m3 in esposizione annuale media all’inquinamento da particolato fine (PM2,5), il rischio di morire per cause ‘naturali’ cresce del 7%.
 
“Per contrastare questi numeri – afferma il professor Mannucci – non ci sono ricette particolari. Bisogna ridurre il traffico e considerare il ruolo non trascurabile dell’inquinamento nelle case”. Parole da ricordare , prima di scatenare le proteste all’annuncio della prossima giornata ‘senza auto’.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

07 Febbraio 2014

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