Test antidroga per medici, infermieri e ostetriche

Test antidroga per medici, infermieri e ostetriche

Test antidroga per medici, infermieri e ostetriche
I ministeri della Difesa, della Salute, dell’Interno e dei Trasporti stanno aggiornando l'elenco dei lavoratori con mansioni di rischio obbligati a sottoporsi a periodici test antidroga. Nella nuova lista potrebbero entrare anche i professionisti sanitari. La notizia è stata diffusa nei giorni scorsi a commento di quanto accaduto all’ospedale S. Caterina Novella di Galatina, dove il direttore sanitario, dopo aver ricevuto alcune segnalazioni anonime, ha diffuso una circolare chiedendo al personale di non sniffare cocaina durante l'orario di lavoro .

“Sono pervenute segnalazioni anonime circa l’utilizzo, in dosi tali da alterare le capacità lavorative, di cocaina, si spera non durante l’orario di servizio, da parte di personale dipendente. Questo ufficio è tenuto a richiamare, ove mai ciò corrispondesse al vero, chi eventualmente ne facesse uso ad astenersi durante il lavoro e a intraprendere un idoneo programma di disintossicazione. Stante il tipo di sostanza, non dovrebbe essere così difficile. Un periodo di riposo e l’eventuale supporto dei nostri servizi a ciò dedicati potrebbe giovare. Cordiali saluti”. Recita così la circolare interna che il direttore sanitario dell’ospedale S. Caterina Novella” di Galatina, in Puglia, ha inviato ai suoi dipendenti.
La nota, pubblicata sul sito della testata locale Il Galatino, ha sollevato un gran polverone, e non solo in Puglia, dove – tra le altre cose – il direttore generale della Asl di Lecce, Guido Scoditti, ha annunciato la segnalazione della lettera alla Procura della Repubblica, la nomina di una commissione per un’indagine interna all’ospedale e un procedimento disciplinare nei confronti del direttore sanitario.
La vicenda, infatti, ha richiamato l’attenzione sulla legge che stabilisce periodici testa antidroga obbligatori per i lavoratori che svolto mansioni a rischio prevedendo, in particolare, che “in caso di accertamento dello stato di tossicodipendenza nel corso del rapporto di lavoro il datore di lavoro e' tenuto a far cessare il lavoratore dall'espletamento della mansione che comporta rischi per la sicurezza, la incolumità e la salute dei terzi” (articolo 125 del DPR n.309/1990 “Testo unico delle leggi in materia di disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura e riabilitazione dei relativi stati di tossicodipendenza”).
I professionisti sanitari, però, non rientrano tra le categorie sottoposte a controllo, nonostante in ambito sanitario il rischio di nuocere alla sicurezza, all’incolumità e alla salute dei terzi sia molto alto. L’ipotesi fu ampiamente discussa nel 2007, nell’ambito dei tavoli di lavoro per la firma dell'intesa tra Governo, Regioni ed Enti locali sull’attuazione della legge, che andava a colmare una lacuna normativa protrattasi per ben 17 anni. Alla fine, tuttavia, il provvedimento fu rivolto esclusivamente “ai lavoratori che svolgono mansioni particolarmente delicate per la sicurezza collettiva nel settore dei trasporti, come conducenti di autobus, treni, navi, piloti di aerei, controllori di volo, addetti alla guida di macchine di movimentazione terra e merci, ecc, o per quanti si trovano a maneggiare sostanze pericolose come gas tossici, esplosivi e fuochi d’artificio”. Niente personale sanitario, dunque.
Ora, però, le cose potrebbero cambiare. A seguito della vicenda pugliese, infatti, fonti istituzionali hanno fatto sapere che i tecnici dei ministeri della Difesa, della Salute, dell’Interno e dei Trasporti stanno lavorando all’aggiornamento delle categoria professionali obbligati a sottoporsi a periodici test antidroga, e tra questi dovrebbero essere inclusi medici, infermieri e ostetriche. La lista, una volta definita dai ministeri, dovrà ricevere l’approvazione della Conferenza unificata Governo, Regioni ed Enti locali.

13 Dicembre 2010

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