Le parole del Pontefice riferite all’uso del preservativo sono state strumentalizzate. Lo dice chiaramente una nota pubblicata ieri della Congregazione vaticana per la Dottrina della fede in cui si legge “l’idea che dalle parole di Benedetto XVI si possa dedurre che in alcuni casi sia lecito ricorrere all’uso del profilattico per evitare gravidanze indesiderate è del tutto arbitraria e non risponde né alle sue parole né al suo pensiero”.
La nota pubblicata in sei lingue: italiano, inglese, francese, tedesco, spagnolo e portoghese vuole fare definitivamente chiarezza sul malinteso che si è creato in occasione della pubblicazione del libro-intervista di Benedetto XVI Luce del mondo.
Secondo la nota della Congregazione vaticana “sono state diffuse diverse interpretazioni non corrette, che hanno generato confusione sulla posizione della Chiesa cattolica riguardo ad alcune questioni di morale sessuale”. Infatti secondo alcuni nel libro si potevano leggere aperture del Pontefice all’uso del preservativo.
Invece no. Il pensiero di Benedetto XVI, riferisce lo scritto della Congregazione vaticana, “è stato strumentalizzato per scopi e interessi estranei al senso delle sue parole, che risulta evidente qualora si leggano interamente i capitoli dove si accenna alla sessualità umana”.
Mentre, prosegue la nota, è evidente l’interesse del Pontefice “ritrovare la grandezza del progetto di Dio sulla sessualità, evitandone la banalizzazione oggi diffusa”.
Alcune interpretazioni hanno dunque riportato il pensiero del Papa “come affermazioni – si legge ancora – in contraddizione con la tradizione morale della Chiesa, ipotesi che taluni hanno salutato come una positiva svolta e altri hanno appreso con preoccupazione, come se si trattasse di una rottura con la dottrina sulla contraccezione e con l’atteggiamento ecclesiale nella lotta contro l’Aids”.
Dunque le parole di Benedetto XVI in riferimento “ad un comportamento gravemente disordinato quale è la prostituzione non sono una modifica della dottrina morale né della prassi pastorale della Chiesa. Come risulta dalla lettura della pagina in questione, il Santo Padre non parla della morale coniugale e nemmeno della norma morale sulla contraccezione”.
E dunque “l’idea che dalle parole di Benedetto XVI si possa dedurre che in alcuni casi sia lecito ricorrere all’uso del profilattico per evitare gravidanze indesiderate è del tutto arbitraria e non risponde né alle sue parole né al suo pensiero”.
Il documento della Congregazione inoltre illustra il pensiero del Pontefice sia sulla diffusione del virus Hiv sia sull’uso del profilattico: “occorre rilevare che la situazione creatasi a causa dell’attuale diffusione dell’Aids in molte aree del mondo ha reso il problema della prostituzione ancora più drammatico. Chi sa di essere infetto dall’Hiv e quindi di poter trasmettere l’infezione, oltre al peccato grave contro il sesto comandamento ne commette anche uno contro il quinto, perché consapevolmente mette a serio rischio la vita di un’altra persona, con ripercussioni anche sulla salute pubblica. In proposito il Santo Padre afferma chiaramente che i profilattici non costituiscono ‘la soluzione autentica e morale’ del problema dell’Aids e anche che ‘concentrarsi solo sul profilattico vuol dire banalizzare la sessualità’, perché non si vuole affrontare lo smarrimento umano che sta alla base della trasmissione della pandemia. È innegabile peraltro che chi ricorre al profilattico per diminuire il rischio per la vita di un’altra persona intende ridurre il male connesso al suo agire sbagliato. In questo senso il Santo Padre rileva che il ricorso al profilattico ‘nell’intenzione di diminuire il pericolo di contagio, può rappresentare tuttavia un primo passo sulla strada che porta ad una sessualità diversamente vissuta, più umana’.
S. S.