Ma cosa è successo veramente a Locorotondo? Quanta fretta nel condannare la collega

Ma cosa è successo veramente a Locorotondo? Quanta fretta nel condannare la collega

Ma cosa è successo veramente a Locorotondo? Quanta fretta nel condannare la collega

Gentile Direttore,
leggendo la notizia pubblicata lo scorso 22 aprile su quanto accaduto a Locorotondo, non si può fare a meno di notare come un episodio che presenta numerosi elementi ancora tutti da chiarire possa, per quanto in buona fede, essere invece riportato come acclarazione di responsabilità a carico di un medico.
 
Leggo che “I Nas hanno accertato l’accaduto”.Quale accaduto? Forse che, come riportato da certa stampa, la Dottoressa in questione ha effettivamente risposto alla richiesta di aiuto “Signora, è Pasqua! Torni martedì”? E’ effettivamente così? Quali sono i documenti che lo provano? Non risulta che il colloquio telefonico sia stato registrato, né che ne sia stato incontrovertibilmente accertato il contenuto in altro modo.
 
Del resto, successive notizie di stampa parlano invece di una “primissima informativa depositata dai Carabinieri con la quale si descrive cosa è accaduto, sentendo le due versioni, e si procede all'identificazione delle persone”. Solo questo, appunto.
 
Se ha un senso l’immediato coinvolgimento del Ministro della Salute, riportato come tale dai media nelle ore immediatamente successive all’accaduto, molto meno comprensibile risulta invece apprendere dagli stessi media che il Ministro avrebbe definito la vicenda “vergognosa”, senza attendere altrettanto doverosi accertamenti, non esperiti i quali ogni giudizio di colpevolezza risulta quantomeno pericoloso, oltre che prematuro.
 
Poco chiara, invece, appare l’affermazione “E' un fatto grave e disdicevole”, riportato dalla stampa come commento di Amedeo Bianco, Presidente FNOMCeO. Che cosa è grave e disdicevole? Voglio credere che per vergognosa, grave, e disdicevole, si intenda ogni fuga in avanti sulla presunzione di colpevolezza  sulla pelle di una professionista innocente fino a prova contraria.
                    
Per contribuire, più prudentemente, ad evitare di “gettare ombre sul lavoro di decine di migliaia di operatori che ogni giorno, anche in quelli di festa, lavorano per garantire la salute dei cittadini” prima dell’accertamento dei fatti, basterebbe riservarsi di verificare se la stessa Dottoressa in questione, anch’ essa in quel giorno di festa, si sia messa a disposizione “su base esclusivamente volontaristica e senza alcun obbligo contrattuale o ritorno economico”, come sottolinea il Presidente AAROI-EMAC Puglia Dr Amendola.
 
Del resto, l’OMCeO di Bari è sulla stessa linea, così come il Direttore Generale dell’ASL, nel prendere posizione a tutela dell’onorabilità della Dottoressa.
L’AAROI-EMAC tutta, da me rappresentata, protesta con forza contro ogni gogna mediatica a danno della giustizia, oltre che della Collega, e sarà al suo fianco, in questa dolorosa vicenda.
 
 
Alessandro Vergallo
Presidente Nazionale AAROI-EMAC

24 Aprile 2014

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