Medici. Il dibattito in vista della mobilitazione europea del 15 maggio. “Servono nuove politiche di sostegno alla sanità pubblica”

Medici. Il dibattito in vista della mobilitazione europea del 15 maggio. “Servono nuove politiche di sostegno alla sanità pubblica”

Medici. Il dibattito in vista della mobilitazione europea del 15 maggio. “Servono nuove politiche di sostegno alla sanità pubblica”
A due giorni dalla 'giornata d'azione' politica, sindacati e associazioni si sono confrontati sulle priorità da affrontare. E non sono mancati i punti di contatto. In primis la necessità di "rimettere al centro il settore pubblico" e l'importanza "di costruire un quadro di regole omogeneo a livello comunitario". 

Arginare le politiche di smantellamento dei sistemi sanitari pubblici che stanno attraversando la maggior parte dei Paesi europei. E’ l’appello che ha accomunato rappresentanti di sindacati, associazioni e formazioni politiche che si sono confrontati, stamane a Roma, nel corso di un incontro-dibattito presso il Centro di formazione di via del Cardello. L’evento rappresenta il lancio della mobilitazione dei medici di tutta Europa che, il prossimo 15 maggio, si schiereranno a difesa del diritto alla salute.

“I tagli rappresentano il denominatore comune degli interventi messi in campo negli ultimi anni – ha sottolineato Enrico Reginato, presidente della Federazione europea medici salariati (Fems) – E tutto questo è avvenuto in condizioni legislative sempre peggiori. Sono pochissime le eccezioni virtuose e, tra esse, si colloca sicuramente l’Olanda, dove la gestione primaria del servizio sanitario nazionale è stata affidata direttamente ai medici. E’ da esempi come questi che bisogna ripartire”.

La tendenza generale mostra però “una progressiva diminuzione del numero dei medici e del personale sanitario – ha aggiunto Reginato – Basti pensare che, in base a quanto rilevato dalla Commissione europea, nel 2020 mancherà il 13% del fabbisogno di risorse umane”. Allo stato attuale “i vari Paesi sono autonomi nell’organizzazione dei sistemi sanitari, ma questa condizione rischia di generare molteplici scompensi. E’ proprio per questo che l’Europa deve assumere un ruolo centrale per definire un’omogeneizzazione di alcune regole fondamentali”.
 
Per Costantino Troise, segretario nazionale dell'Anaao Assomed, la giornata europea deve essere un'occasione per riportare la sanità nell'agenda europea. A partire dalla presa d'atto del profondo disagio dei medici che è conseguenza del definanziamento dei sistemi di sanità pubblica, della loro progressiva privatizzazione e delle condizioni di lavoro in cui versano i medici in tutta Europa, salvo poche eccezioni, cui va aggiunta la crescente difficoltà di trovare lavoro per le nuove generazioni di camici bianchi.

Il concetto di pubblico “deve quindi riconquistare al più presto una funzione predominante – ha auspicato Annalisa Corrado, candidata nella lista dei Verdi europei – Ricorrere continuamente a meccanismi di privatizzazione soffoca la meritocrazia e disgrega le eccellenze. In questo senso è essenziale valorizzare le istanze ecologiste, che rappresentano lo strumento più efficace per tagliare realmente i costi in sanità e per rimuovere le cause alla base delle inefficienze”.

Un cambio di passo “è indispensabile anche sotto il profilo normativo – ha evidenziato Annarita Frullini, candidata di Scelta Europea – Servono infatti legislazioni più snelle e semplici, sia a livello comunitario che nei singoli Stati. I medici devono diventare parte strutturale della governance e dei progetti sanitari. Purtroppo, invece, oggi si tende a considerali esclusivamente forza lavoro da spremere il più possibile, come dimostra il fatto che il 9% di loro lavora oltre 48 ore a settimana, con il conseguente abbassamento della qualità delle cure e della tutela dei pazienti”.

Sanità pubblica e welfare universale “hanno costituito per anni un vanto del Vecchio Continente – ricorda Fabio Amato, candidato di L’Altra Europa con Tsipras – Negli ultimi tempi, invece, le politiche di austerità hanno bersagliato il sistema pubblico, creando dei pericolosi ibridi con il privato. Il risultato è una costante diminuzione delle politiche di prevenzione, dovuta al fatto che per gli operatori sanitari è sempre più difficile garantire standard elevati all’interno di un quadro monopolizzato dai tagli. L’unico modo per recuperare le risorse è aggredire la speculazione finanziaria e restituire linfa vitale alla spesa sociale. Ma tutto questo sarà impossibile se verranno confermati dispositivi come il Fiscal Compact”.

La contrazione degli investimenti verso il settore pubblico “ha determinato una riduzione dell’offerta di servizi, in particolare nel settore ospedaliero – osserva Tonino Aceti, coordinatore nazionale di Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato – Allo stesso tempo è del tutto mancato il potenziamento del territorio, producendo così enormi squilibri. In un simile contesto, le istituzioni europee devono trasmettere segnali forti, soprattutto in termini economici, in difesa del welfare. Altro problema strutturale è legato agli squilibrio territoriali, sia tra i diversi Stati che nei singoli Paesi. Serve quindi un’attenta attività di monitoraggio che garantisca in tutta Europa un allineamento degli standard”.

E’ quindi urgente costruire “una nuova idea di Europa – ragiona Corrado Bibbolino, segretario nazionale Fassid-Snr – che fornisca un inquadramento normativo chiaro e definito in grado di delineare un sistema di regole funzionale e funzionante – E’ proprio nelle istituzioni comunitarie, infatti, che risiede la fonte della nostra salvezza e la speranza di restituire dignità e vigore alle professioni sanitarie”.
 
Gennaro Barbieri

Gennaro Barbieri

13 Maggio 2014

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