Emilia Romagna: “Itc e Fascicolo Sanitario Elettronico per rivoluzionare la sanità regionale”
"La sostenibilità del sistema si gioca sulla capacità di adottare in tempi utili nuovi modelli gestionali – ha commentato Anna Darchini -. L’ICT, se disponibile in tempi coerenti, consente l’accelerazione dei processi di cambiamento, ma anche una maggiore e uniforme compliance ai nuovi modelli assistenziali (linee guida, protocolli); viceversa se l’ICT non fosse disponibile in tempi funzionali al cambiamento rappresenterebbe uno dei maggiori impedimenti allo stesso. L’Emilia Romagna ha deciso di adottare, quindi, un approccio al tema della Sanità digitale secondo una pianificazione di sistema, organica alle azioni di riorganizzazione delle aziende sanitarie. Le principali direttrici su cui si articola la pianificazione sono determinate da vincoli di legge in materia di Agenda Digitale a da scelte regionali in termini di razionalizzazione e riorganizzazione".
Sul tema relativo al Fascicolo Sanitario Elettronico, Darchini si sofferma su numeri e dati che spiegano la grandezza del progetto e la sua utilità sul territorio della Regione Emilia Romagna.
"La Regione Emilia Romagna ha realizzato il Fascicolo Sanitario Elettronico e ad oggi sono 60.000 i cittadini della Emilia Romagna che hanno attivato il proprio fascicolo, per un totale di 2.601.305 documenti sanitari indicizzati. Il FSE è attivabile per tutti gli oltre 4.400.000 cittadini della regione Emilia Romagna e, con il consenso del cittadino, sarebbero recuperabili i documenti clinici degli ultimi 7 anni per un totale di oltre 150 milioni di documenti. Ad oggi sono quasi 300 i medici che prescrivono con ricetta dematerializzata e tutte le farmacie sono in grado di erogare farmaci su ricetta dematerializzata, e sono state emesse circa 20.000 ricette di farmaceutica e 70.000 ricette di specialistica".
Il percorso di realizzazione del FSE è stato ed è ancora molto impegnativo, però. "Per consentire l’accesso al FSE oltre che all’interessato anche ai professionisti del FSE – ha concluso Darchini – occorre garantire, al di là delle caratteristiche di sicurezza e controllo di accesso in osservanza del codice della privacy, il requisito di completezza e di accessibilità, vale a dire che i professionisti solo se certi di trovare quello che occorrerà per fare diagnosi avranno interesse ad accedere al fascicolo, altrimenti continueranno ad avvalersi di quanto storicamente già disponibile se pur altrettanto incompleto".
20 Giugno 2014
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