In Francia primo passo significativo per lo screening di primo livello in farmacia. Da ieri, dopo una gestazione durata un anno, le farmacie potranno eseguire alcuni test di prima istanza (glicemia, colesterolemia totale) e somministrare, come si dice tecnicamente, un questionario volto a stabilire il profilo di rischio cardiovascolare (indagando, per esempio, la dipendenza dal fumo). A realizzare il programma è stato il Collectif des groupements de pharmacies (Cngpo), che rappresenta i groupement (società di servizi per le farmacie) di proprietà di farmacisti; il Cngpo ha affidato a un comitato di esperti l’elaborazione dello screening e ha predisposto nei dettagli tutto l’aspetto tecnico, a cominciare, per esempio, dal corso di formazione di 2 ore e mezzo che i farmacisti dovranno seguire prima di poter eseguire lo screening sui pazienti. Gli altri requisiti previsti sono la disponibilità in farmacia di un angolo per il consiglio tale da consentire una piena riservatezza e, ovviamente, la presenza dell’autoanalizzatore (che alle farmacie dovrebbe costare circa 200 euro). Non si richiede invece al farmacista di avere aderito a un Groupement, che appartenga o meno al Cngpo; il farmacista che abbia superato il corso propedeutico verrà però inserito nella lista dépistage-officine.com, dove sono già iscritte 500 farmacie. Lo screening viene offerto al pubblico al prezzo (consigliato) di 18 euro, che dà diritto anche a un diario degli esami clinici e a un CD rom multimediale dedicato alla prevenzione. Se la parte tecnica del progetto è indubbiamente curatissima, non lo è meno l’aspetto politico. Come dichiarato da Pascal Louis, presidente del Cngpo, il test si rivolge alle persone che non siano già in cura o che non abbiano già ricevuto una diagnosi di cardiopatia o di presenza di uno o più fattori di rischio cardiovascolari. “Questo perché deve essere chiaro” ha detto Louis “che non intendiamo sovrapporci all’opera del medico che, anzi, è il primo destinatario dei dati rilevati attraverso lo screening. Per questa ragione è stato scelto anche di eseguire soltanto la colesterolemia totale, e non il dosaggio delle LDL, che è già un test di secondo livello” volto più alla diagnosi che è, appunto, prerogativa del medico. I risultati, se anomali, verranno dunque comunicati al curante, ma non solo. I dati complessivi, quelli clinici ma anche economici, saranno trasmessi alle Agenzie regionali sanitarie (che sono il vero dominus della tutela della salute nel decentramento transalpino) perché è lì “che si potranno fare le valutazioni più pertinenti” ha spiegato Louis, aggiungendo che “le ARS sono in cerca di esperienze sul territorio”. Il fine è chiaro: solo producendo dei dati si potrà mostrare all’ente sanitario che la prevenzione ben fatta determina un risparmio e, quindi, vale la pena di inserire anche questo programma tra le prestazioni coperte dal sistema pubblico. Il nodo, probabilmente, è proprio questo: essere capaci di produrre dati dal lavoro che comunque si svolge quotidianamente e, sfortunatamente, è forse l’aspetto più carente in Italia. Ma nell’attesa di un inserimento tra le prestazioni rimborsate, lo screening cardiovascolare delle farmacie francesi ha già trovato un “terzo pagante”, ed è la compagnia di assicurazione Allianz, leader del ramo salute in Francia, dove conta oltre 300 mila acquirenti delle sue polizze salute complementari. E anche questo può aiutare, indubbiamente.
Maurizio Imperiali