Ipertensione. La sostituzione che taglia la spesa

Ipertensione. La sostituzione che taglia la spesa

Ipertensione. La sostituzione che taglia la spesa
Il governo canadese risparmia quasi 100 milioni di dollari in un anno sostituendo, laddove possibile, gli Ace inibitori ai sartani. Senza conseguenze per la salute dei pazienti

77 milioni di dollari in un anno. Ecco quanto il sistema sanitario canadese avrebbe potuto risparmiare se tutte le regioni avessero adottato un’iniziativa fatta propria nel 2006 dalla British Columbia: dare una stretta alle prescrizioni dei sartani.Il risparmio è minimo rispetto all’ammontare totale della spesa farmaceutica, ma non insignificante.
I calcoli sono contenuti in uno studio realizzato da un team di ricercatori afferenti a diversi istituti canadesi e pubblicato nei giorni scorsi sul Canadian Medical Association Journal.L’assunto dei ricercatori è semplice.
“I costi per i farmaci per il sistema cardiovascolare, in Canada, sono cresciuti del 200 per cento tra il 1996 e il 2006. L’uso degli antagonisti del recettore per l’angiotensina è cresciuto a un tasso particolarmente alto, crescendo di oltre il 4000 per cento nel periodo. E questo aumento nell’uso di questi agenti terapeutici non è fortemente supportato dalle evidenze scientifiche”, hanno scritto i ricercatori nel loro lavoro.
Per questo la British Columbia, unica regione in Canada “ha ristretto l’accesso agli antagonisti del recettore per l’angiotensina. Dal momento che questa classe terapeutica può essere sostituita dagli Ace inibitori e consente di ottenere outcome clinici analoghi, ci si aspettava che restringerne l’accesso portasse a un risparmio dei costi senza avere alcun effetto negativo sulla salute dei pazienti”, hanno aggiunto.
A quanto pare, le previsioni si sono rivelate azzeccate.
Anche se, come gli stessi ricercatori ammettono, nel corso dello studio non è stata svolta alcuna comparazione sull’efficacia clinica delle due classi di farmaci, “è probabile che non ci sia stato alcun effetto avverso sulla salute” dei pazienti dal cambio di medicinale.
Ciò però ha consentito risparmi notevoli: 77,1 milioni di dollari.
Un dato, questo, che dovrebbe far riflettere. “Visto il futuro che ci attende, fatto di incertezza economica accompagnata da uno scivolamento demografico verso una popolazione più anziana con una riduzione della base imponibile, sono necessarie misure che rispondano alla crescita dei costi sanitari”, hanno spiegato i ricercatori.
Certo, hanno aggiunto, “il benessere dei pazienti dovrà venire sempre al primo posto”, ma “se esiste una scelta, favorire il farmaco meno costoso tra quelli con un’efficacia comparabile è un modo per affrontare le future sfide economiche senza creare diseguaglianze sociali”. 

26 Gennaio 2011

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