I costi delle malattie cardiache triplicheranno entro il 2030

I costi delle malattie cardiache triplicheranno entro il 2030

I costi delle malattie cardiache triplicheranno entro il 2030
Negli Usa, nei prossimi decenni la spesa associata alla gestione dei pazienti con malattie cardiovascolari potrebbe raggiungere la cifra di 818 miliardi di dollari. L’American Heart Association lancia l’allarme: servono investimenti sulla prevenzione.

Il costo delle malattie cardiache potrebbe triplicare nei prossimi 20 anni diventando insostenibile per i sistemi sanitari.È l’allarme lanciato dall’American Heart Association su una delle proprie riviste ufficiali, Circulation. Le previsioni si riferiscono agli Stati Uniti, ma ci sono validi motivi per credere che una tendenza analoga si possa osservare in tutti i paesi occidentali.
“Anche se mantenessimo i tassi attuali, potremmo avere un enorme impatto economico”, ha avvertito Paul Heidenreich, chair dell’American Heart Association e tra gli autori dell’intervento che ha stimato i costi futuri delle malattie cardiache incrociando i dati anagrafici con quelli epidemiologici. Una stima – fanno notare i ricercatori – per difetto, che di fatto ha preso in considerazione soltanto l’invecchiamento della popolazione.
Certo, hanno spiegato i ricercatori, il calcolo “non prende in considerazione [neanche] il fatto che noi continueremo a fare nuove scoperte per ridurre l’impatto delle malattie cardiache”, ha aggiunto Heidenreich.
Insomma, “se la nostra capacità di prevenire e trattare le malattie cardiache rimarrà tale e quale a oggi, i costi triplicheranno in 20 anni soltanto a causa dei cambiamenti demografici della popolazione”.
In particolare, si stima che l’attuale spesa di 273 miliardi di dollari crescerà fino a raggiungere gli 818 miliardi.
Una cifra che ha sorpreso gli stessi ricercatori, che hanno ribadito come l’unica ricetta per arrestare la corsa della spesa sia “investire maggiori risorse nella prevenzione, nel trattamento dei fattori di rischio e delle patologie correlate”, ha concluso Heidenreich.
A cui ha fatto eco Nancy Brown, American Heart Association: “I comportamenti e un ambiente poco salutari hanno contribuito a questa ondata di fattori di rischio nella popolazione americana. Interventi precoci e politiche pubbliche evidence-based sono assolutamente necessari per ridurre in maniera significativa i tassi di obesità, ipertensione, fumo e i livelli di colesterolo”. 

26 Gennaio 2011

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