Test medicina. Mandelli (Fofi): “Modello francese è interessante, ma si garantisca programmazione accessi”

Test medicina. Mandelli (Fofi): “Modello francese è interessante, ma si garantisca programmazione accessi”

Test medicina. Mandelli (Fofi): “Modello francese è interessante, ma si garantisca programmazione accessi”
Il senatore e presidente della Fofi osserva che "la scelta di avere un anno di studio comune a tutte le professioni sanitarie potrebbe migliorare il rapporto tra le diverse figure". Tuttavia bisogna anche considerare che "il numero delle domande è sempre superiore a quello dei posti disponibili nelle facoltà".

Il modello francese per l’ammissione alle facoltà medico-sanitarie, o meglio la sua introduzione in Italia, continua a suscitare discussioni, soprattutto in area medica. E le altre professioni con il camice bianco che cosa ne pensano? Nel caso dei farmacisti, a rispondere è il presidente della Fofi, senatore Andrea Mandelli.

Sarebbe positiva l’applicazione di questo sistema? che cosa potrebbe cambiare?
Per ora è una proposta, un contributo cui guardare con interesse. La scelta di avere un anno di studio comune tra tutte le professioni sanitarie – in Francia si tratta di medici, farmacisti, infermieri e ostetriche – potrebbe  contribuire a creare un rapporto diverso tra i professionisti, a eliminare almeno in parte gli ostacoli alla collaborazione interprofessionale che, nel territorio come nell’ospedale, è ormai indispensabile se si vuole mettere il paziente al centro dell’assistenza sanitaria e ottimizzare le risorse. Potrebbe altresì essere utile per favorire l’osmosi delle competenze e fungere da stimolo anche per la riforma dei piani di studio. Detto questo, resta il fatto che si deve continuare a garantire la programmazione degli accessi in base alle esigenze del Servizio sanitario, nel quale rientra anche il servizio farmaceutico svolto dalla farmacie convenzionate. Il numero delle domande è sempre superiore a quello dei posti disponibili nelle facoltà che, almeno nel caso di farmacia, è superiore, temo, a quello delle reali possibilità di ingresso nel mondo del lavoro, almeno nei tempi brevi cui eravamo abituati.
 
Ha accennato alla riforma del corso di laurea. A che punto siamo?
Come si ricorderà, la FOFI aveva promosso un tavolo con tutte le componenti professionali e con la Conferenza dei direttori dei corsi di laurea, nella quale si era giunti alla conclusione largamente maggioritaria che si dovessero aggiornare i contenuti in base al ruolo che il farmacista deve andare a ricoprire nell’assistenza sanitaria, un ruolo che – è la premessa del progetto europeo sulla formazione dei farmacisti , Pharmine – lo vede sempre più coinvolto nel processo di cura. Ma è evidente che la congiuntura non è propizia a questa come ad altre riforme i cui risultati si apprezzano nel medio-lungo periodo e non comportano risultati immediatamente spendibili.

E quanto alla riforma dell’esame di Stato?
E’ evidente che le due cose vanno di pari passo. La Conferenza dei direttori del Corso di laurea in farmacia ci ha fatto pervenire una proposta che abbiamo esaminato con interesse, e abbiamo istituito una commissione, che ha già iniziato i lavori e che dovrà avviare un confronto – come nel caso del corso di laurea – con tutte le componenti professionali. Dal momento che l’esame di Stato abilita il farmacista determinando i campi d’azione e gli atti professionali, è naturale che la Federazione elabori una sua proposta raccogliendo anche  tutti i contributi che giungono dalla professione. Ma anche in questo caso il passaggio dall’elaborazione alla traduzione in pratica dipende innanzitutto dalla volontà di percorrere la via delle riforme.
 

11 Settembre 2014

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