Ipotiroidismo: arrivano le nuove linee guida

Ipotiroidismo: arrivano le nuove linee guida

Ipotiroidismo: arrivano le nuove linee guida
Pubblicate sul numero di ottobre di Thyroid, le ultime raccomandazioni sul trattamento dell’ipotiroidismo, redatte dall’American Thyroid Association. La levotiroxina promossa a pieni voti

Sono disponibili da oggi su Thyroid le ultime linee guida di trattamento delle condizioni di ipofunzione della tiroide, messe a punto dagli esperti dell’American Thyroid Association. La levotiroxina viene indicata come il gold standard di trattamento, sia nelle forme brand che generiche; ‘bocciati’ invece dagli esperti gli estratti di tiroide e le preparazioni sintetiche di T3.
 
La levotiroxina (L-T4), sviluppata negli anni ’50, è stata accolta allora come il ‘farmaco-miracolo’ in grado di cancellare i sintomi dell’ipotiroidismo nella maggior parte dei pazienti e rimane tuttora il miglior trattamento possibile per questa condizione,  anche nell’ultima edizione delle linee guida. Tuttavia molti pazienti si dichiarano solo parzialmente soddisfatti da questo trattamento e una serie di recenti ricerche hanno gettato luce su quali potrebbero essere le ragioni di questo; si va ad esempio dalle variazioni genetiche delle deiodinasi, alla fatigue e alla depressione riscontrate nei pazienti con alterazioni genetiche dei trasportatori degli ormoni tiroidei (TBG). Per queste ragioni, una task force di esperti in patologie tiroidee ha revisionato la letteratura sull’argomento per appurare se ci fossero elementi sufficienti per modificare l’attuale standard di terapia dell’ipotirodismo, che prevede appunto il trattamento con levotiroxina.
 
“L’ipotiroidismo – afferma la professoressa Jacqueline Jonklaas del Georgetown University Medical Center e presidente della task force che ha redatto le linee guida – interessa circa il 5% degli americani, in prevalenza donne di mezz’età che arrivano all’ipotiroidismo come conseguenza di una tiroidite autoimmune; nel resto del mondo tuttavia questa condizione può essere dovuta ad una carenza di iodio”.
 
La levotiroxina è la forma sintetica del T4, un pro-ormone che viene convertito in T3, l’ormone attivo,  all’interno del corpo. Da tempo è invalsa l’abitudine da parte di alcuni medici di affiancare alla levotiroxina una formulazione sintetica di T3 che, al contrario della levotiroxina che viene assunta una volta al giorno (la mattina al risveglio e a digiuno), va somministrata più volte al giorno.
 
Le nuove linee guida sostengono però che al momento non esistono sufficienti evidenze in letteratura per supportare l’impiego di T3 in associazione alla levotiroxina; gli studi condotti finora inoltre non hanno avuto un follow up sufficientemente lungo da consentire di esplorare gli effetti indesiderati a lungo termine di questa associazione. Per questi motivi, gli esperti non raccomandano l’uso routinario di questa associazione.
 
“L’attuale standard di cura dell’ipotiroidismo che prevede l’impiego della levotiroxina – conclude la Jonklaas – va ancora considerato il trattamento di scelta per la maggior parte dei pazienti”.
 
Le future linee di ricerca – concludono gli esperti – dovranno prendere in considerazione una serie di questioni ancora aperte, quali l’individuazione di biomarcatori di eutiroidismo più specifici da affiancare ai dosaggi del TSH; gli effetti dell’età e di alcune patologie sulle concentrazioni di T3; la relazione tra concentrazioni tessutali e circolanti del T3; gli effetti a lungo termine della terapia di associazione o degli estratti di tiroide; la messa a punto di analoghi degli ormoni tiroidei con un favorevole profilo rischio-beneficio.
 
Maria Rita Montebelli

Maria Rita Montebelli

01 Ottobre 2014

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