PD: dieci proposte per la buona sanità

PD: dieci proposte per la buona sanità

PD: dieci proposte per la buona sanità
Fioroni, Fontanelli e Agostini illustrano le proposte del Pd sulla sanità approvate dall'Assemblea nazionale domenica scorsa. Occorre rivedere i controlli sui commissariamenti, far uscire i partiti dalle nomine e rafforzare gli investimenti per strutture e offerta territoriale. E poi, sul Federalismo,è fondamentale l’approvazione dei Lea. Ma sul Testamento biologico i democratici decideranno la loro posizione solo nei prossimi giorni.

Sono passati pochi giorni dall'Assemblea nazionale del Pd e il partito ha deciso di tornare sui temi oggetto del dibattito romano presentando nel dettaglio le proposte sulla sanità. Un progetto in dieci punti, illustrato ai giornalisti presso la sede del Partito democratico a Roma da Giuseppe Fioroni, Paolo Fontanelli e Roberta Agostini.

“Il Servizio sanitario pubblico dev’essere finanziato dalla fiscalità generale – ha esordito l’ex sindaco di Pisa Paolo Fontanelli ora parlamentare del Pd e responsabile sanità del partito – e questo è il primo elemento”. Fontanelli ha poi criticato il metodo del Governo che guarda solo alla sostenibilità dei conti e non  focalizza le sue politiche sul vero problema del Paese: il divario Nord-Sud. “Noi riteniamo – ha affermato – che ciò che è insostenibile non sono i costi, bensì il divario tra il Nord e il Mezzogiorno e poi bisogna farla finita di vedere la sanità solo come un peso, anzi è un comparto che produce più del 12% della ricchezza del Paese”. Sui conti Fontanelli non ha poi dimenticato di precisare come il Governo abbia disatteso quanto promesso nel Patto della Salute in termini di risorse per la sanità: “Non saremmo in queste difficoltà (Rispetto al dibattito sul riparto del Fsn in discussione in Conferenza delle Regioni) se l’Esecutivo avesse rispettato gli impegni presi con le Regioni”.  Altro tema caldo per i democratici è la questione dei Piani di rientro e dei commissariamenti. “Bisogna ripensare la questione dei commissariamenti – ha sentenziato Giusppe Fioroni – inserendo forme più efficaci di controllo esterno e di affiancamento che si basino soprattutto sullo sviluppo delle buone pratiche”.
 
Trasparenza, appunto, la stessa che chiede il Pd sia utilizzata anche nelle nomine. “Bisogna che la politica resti fuori dalle nomine – ha spiegato Fioroni, responsabile Welfare del partito – capisco che le Regioni vogliono mantenere un rapporto fiduciario con i propri dirigenti ma questo non dev’essere il solo criterio, occorre inserire nella normativa dei meccanismi di selezione chiari e trasparenti. Devono andare avanti i capaci, non i raccomandati”. Fioroni ha anche parlato di costi standard: “Prima di tutto bisogna partire dalla definizione dei Lea, solo dopo la loro individuazione, che deve tenere conto dei nuovi bisogni di salute dei cittadini, sarà possibile costruire i costi standard. E invece siamo sempre alle solite. Il Governo fissa la cifra e lascia poi alle Regioni il compito di decidere come dividersele”. E poi conclude: “I bisogni di salute per una popolazione come la nostra che invecchia sono destinati inevitabilmente a crescere, occorre averlo ben chiaro in mente”.

Contro le politiche di tagli alle risorse anche Roberta Agostini, responsabile sanità della segreteria nazionale, che ha voluto precisare come “la sanità sia un’occasione di sviluppo per l’Italia e non una palla al piede”.
Nota dolente e che fa emergere come nel Partito non vi sia ancora una posizione ufficiale è quella sul Testamento biologico. “C’è una commissione che a breve esprimerà la posizione del partito – ha specificato Fioroni – sul tema dei diritti e anche, quindi, sul Testamento biologico”. A breve, quindi, sapremo.
 
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