Malan (Pdl) : su Pma nessuna schedatura donne

Malan (Pdl) : su Pma nessuna schedatura donne

Malan (Pdl) : su Pma nessuna schedatura donne
Il relatore del decreto Milleproroghe, Lucio Malan (Pdl) chiarisce il senso del suo emendamento approvato venerdì scorso, e compreso nel maxi emendamento votato oggi dal Senato, che tante polemiche ha sollevato. “Il mio emendamento – ha spiegato – non può in alcun modo comportare la trasmissione dei nomi delle pazienti o di dati che possano indirettamente determinare la loro identificazione”.

“C'è chi, anziché discutere seriamente delle cose reali preferisce fare polemiche su quelle false. Il mio emendamento che prevede la trasmissione al ministero della Salute dei dati sull’applicazione delle tecniche di procreazione assistita non può in alcun modo comportare la trasmissione dei nomi delle pazienti o di dati che possano indirettamente determinare la loro identificazione”.
A dirlo chiaramente attraverso una nota è il senatore del Pdl, Lucio Malan, relatore del decreto Milleproroghe, dopo le polemiche scatenate negli ultimi giorni dalla questione sollevata dal senatore del Pd Ignazio Marino.
 
Secondo Marino, infatti, l’obbligo introdotto con un emendamento da Malan, per i centri che effettuano la procreazione medicalmente assistita (Pma) di inviare i dati in loro possesso al ministero della Salute, il quale a sua volta li inoltrerà all'Istituto Superiore di Sanità (Iss) e al Centro nazionale trapianti (Cnt), può prefigurare una violazione della privacy e una schedatura delle donne.


 
Il relatore respinge al mittente le accuse “ciò – aggiunge Malan – violerebbe le norme sulla riservatezza dei dati personali e sul segreto professionale, che in nessun modo possono essere ritenute scavalcate dalla mia proposta. Solo chi non conosce o finge di non conoscere la legge può immaginare una cosa di questo genere. È invece gravissimo che, prendendo lo spunto da questa mistificazione, il professor Antinori, un medico al quale le coppie si rivolgono con fiducia, riveli indirettamente l'identità dei suoi pazienti e le pratiche mediche da loro richieste o, peggio ancora, getti il sasso contro un gruppo ristrettissimo di coppie, quelle dei ministri in carica e dei loro coniugi, coinvolgendo anche persone che lui non ha mai visto in vita sua. Fare questo in nome della difesa della riservatezza è cosa di sfacciata incoerenza e malafede, oltre che di gravissima scorrettezza professionale e umana. Mi auguro di vedere presto una smentita del professore, anche a tutela dell'onorabilità della nobilissima professione medica”.


16 Febbraio 2011

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