Chersevani (Fnomceo): “Faremo ricorso al Consiglio di Stato. In ballo il profilo giuridico del nostro Codice deontologico”
"Ricordiamo che nel Codice del 2014, contestato dall’Antitrust, sono state oggetto di rilievo 'aggettivazioni' relative alla pubblicità assolutamente riconducibili e non in contrasto con il susseguirsi delle normative degli ultimi anni – ha proseguito Chersevani -. La vera questione che abbiamo a cuore – che la sentenza del Tar ha lasciato in ombra – è il profilo giuridico del Codice di Deontologia medica che non è un atto regolamentare interno ad un’associazione di imprese, non potendosi ridurre il ruolo della Federazione nazionale e degli Ordini Provinciali dei medici e degli odontoiatri a mera impresa o ad associazioni di imprese, laddove è ormai consolidata la qualificazione di questi come Pubbliche Amministrazioni, che svolgono funzioni in conto e per conto della Stato nella tutela di interessi pubblici. In particolare, la contestazione riguardo al divieto di pubblicità comparativa non ha tenuto conto dei limiti che, secondo una autorevole letteratura scientifica internazionale, rendono inaffidabili senza precisi indicatori la comparazione delle prestazioni mediche e odontoiatriche, portando al paradosso il rispetto dei requisiti di non denigratoria ed ingannevole pubblicità previsti dalla normativa".
"Proporrò d’urgenza al Comitato Centrale il ricorso al Consiglio di Stato, non solo a difesa dei legittimi interessi della Fnomceo e degli Ordini Provinciali dei medici e degli odontoiatri, ma nel rispetto di quelle funzioni ad essi attribuiti di tutela degli interessi generali dei cittadini. Lo faremo – ha concluso – ponendo ai massimi livelli di giudizio il senso e il significato vero di tali questioni”.
02 Aprile 2015
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