Cittadinanzattiva-Tdm: “Tagli insostenibili. A rischio sanità pubblica”
Le bozze di intesa circolate, compresa anche l'ultima proposta depositata stamattina dal Ministero della Salute, sono fortemente negative per i diritti dei cittadini e non possono essere assolutamente condivise.
Ecco i punti critici secondo l’organizzazione.
Lotta all’inappropriatezza. “Siamo a favore del contrasto all’inappropriatezza perché danneggia tutti – ha dichiarato Aceti – ma non si può scaricare sulle tasche dei cittadini o su quelle del professionista questo costo: si creerebbe solo una ulteriore causa di tensione tra presone e medici, di cui non si sente assolutamente il bisogno. La lotta alla appropriatezza sembra semplicemente una riduzione di accesso ai servizi, mentre sarebbe più opportuno lavorare a PDTA e linee guida, strumenti che non penalizzano nessuno e su cui siamo molto indietro. Chiediamo di essere coinvolti nella stesura del decreto che definirà le condizioni di erogabilità delle prestazioni per evitare che con la scusa dell’appropriatezza si faccia un razionamento dei servizi”.
Spesa farmaceutica. “Il taglio alla farmaceutica attraverso la revisione del prontuario verrà scaricato sulle tasche dei cittadini, per effetto di una nuova classe di farmaci (terapeuticamente assimilabili) il cui significato non è chiaro – ha continuato Aceti -. Quello che è certo è che i cittadini che dovranno assumere un farmaco con un costo diverso da quello indicato come rimborsabile dovranno pagare la differenza di prezzo, che sarà molto più alta di quello che già affrontano con i farmaci equivalenti rispetto a quelli di marca. Toccherà quindi ai cittadini pagare di tasca propria i farmaci innovativi o con meno effetti collaterali, lasciando a chi non può gli altri? Tutto questo meccanismo, tra l’altro, è assolutamente poco trasparente e comprensibile. Così come siamo preoccupati per un eventuale taglio al Fondo per i farmaci innovativi, che invece andrebbe velocemente ripartito tra le Regioni per garantire pari accesso ai cittadini italiani”.
Spesa per beni e servizi. “L’altro rischio è che si limiti l’accesso ai dispositivi medici e a servizi come l’ADI di cui le persone hanno effettivamente bisogno – ha ancora aggiunto Aceti – oppure che si continui a penalizzare la qualità, l’innovazione, la personalizzazione e l’accessibilità delle cure. Curioso tra l’altro vedere un riferimento ai contributi per le associazioni di volontariato all’interno della tabella che riguarda l’acquisto di beni e servizi. Queste soluzioni dimostrano la impraticabilità di tagli da 2,5 miliardi nel 2015 e altrettanti nel 2016, pena lo smantellamento di un servizio sanitario pubblico, l’erosione dei redditi familiari, e l’ennesima divergenza tra il diritto alle cure tra chi dovrà accontentarsi e chi potrà pagare e permettersi una assistenza di qualità”.
“Noi non staremo inermi di fronte a tutto ciò – ha concluso Aceti -. Con la campagna itinerante 'Sono malato anch’io, la mia salute è un bene di tutti' in 23 città (www.sonomalatoanchio.org) spiegheremo ai cittadini anche cosa vuole dire la riduzione dei fondi per il Ssn e cosa stanno facendo Regioni e Governo sulle loro teste, parlando di riqualificazione, lotta agli sprechi e gli effetti sui diritti. Tutti giri di parole che nascondono una difficile verità: il tentativo di progressivo smantellamento della sanità pubblica e universale. Stiamo già lavorando con gli attori del servizio sanitario che condividono questa preoccupazione per opporci al processo di dismissione continua e mascherata del Ssn. E come anche la Commissione del Senato ha sottolineato, 'il servizio sanitario nazionale è sostenibile tanto quanto noi stessi decidiamo che lo sia'”.
23 Aprile 2015
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