La bellezza a tutti i costi può invece avere un prezzo alto. Negli ultimi cinque anni, infatti, sono cresciute del 70% le domande di chi è costretto a correggere gli esiti di precedenti interventi estetici. Così come sono in crescita le segnalazioni di reazioni avverse all’impiego di filler e di altre sostanze. Lo rivela l’Osservatorio dell’Isplad, l’International-Italian Society of Plastic-Aesthetic and Oncologic Dermatology, che domani 4 marzo aprirà a Roma i lavori del suo secondo Meeting Internazionale.
L’allarme è affidato a un comunicato della società scientifica nel quale Antonino Di Pietro, presidente fondatore dell’Isplad, ricorda che “Le rughe non devono essere considerate nemici del nostro volto. A volte, infatti, sono proprio le rughe che rendono certi visi così particolari e unici; piuttosto, è la pelle nel suo insieme che va curata e aiutata a rigenerarsi. Le nuove linee guida antiage, non si identificano nello “spianamento” delle rughe a tutti i costi ma nei trattamenti per curare, e ancor di più prevenire, il fisiologico deterioramento e impoverimento del derma causa dell’invecchiamento cutaneo, ridonando alla pelle idratazione, turgore ed elasticità”. “Inoltre – conclude il dermatologo – nella mia esperienza ambulatoriale noto che una certa accettazione delle rughe è propria di persone con migliore autostima. E queste persone, comunque, non rinunciano a trattamenti di cura della pelle, senza però il tratto ossessivo della paura della ruga”.
“Il campo dell’estetica, come viene spesso inesattamente e semplicisticamente definito, ha prestato il fianco, negli anni passati, a molta approssimazione” dichiara Andrea Romani, presidente dell’Isplad. “Forse a causa della prepotente richiesta di interveti estetici da parte del mercato, il paziente in molti casi viene ritenuto un “cliente”. Medici autodidatta, per il solo fatto di essere laureati in medicina, hanno ritenuto, e qualcuno ancora lo ritiene, di potersi cimentare in questo campo, dove invece è necessaria una profonda competenza”, prosegue Romani. “Si sono quindi visti esperti di laserterapia, definitisi come tali solo per il fatto di avere acquistato uno strumento, con il rischio che venga usato in modo indiscriminato su nei e melanomi, scambiati per macchie della pelle. Tutto senza quella necessaria esperienza e la formazione nel suo impiego, che presuppongono una conoscenza approfondita della pelle, propria del dermatologo”. “In gioco” conclude Romani “c’è la centralità del paziente – mai cliente – al quale devono essere garantiti interventi appropriati, dopo un’anamnesi completa del suo caso, e non della ruga. Sempre restando al caso dell’applicazione del laser o della luce pulsata, per esempio, prima di un intervento, il dermatologo deve assicurarsi che il paziente non abbia assunto sostanze fotosensibilizzanti, quali farmaci, alcuni antibiotici, o non siano state assunte droghe”.