Farmacie pubbliche: la protesta dei farmacisti comunali di Milano

Farmacie pubbliche: la protesta dei farmacisti comunali di Milano

Farmacie pubbliche: la protesta dei farmacisti comunali di Milano
In una lettera aperta inviata al Sindaco del capoluogo lombardo Letizia Moratti, i farmacisti dipendenti dell’Azienda farmaceutica municipalizzata, contestano l’operato del socio di maggioranza, l’Admenta Spa, che contrasterebbe con gli obiettivi di tutela sociale a cui risponde il sistema delle farmacie pubbliche italiane.

Torna d’attualità la vicenda dell’acquisto, da parte di grandi gruppi internazionali della distribuzione farmaceutica, delle Aziende farmaceutiche comunali. Un fatto che creò non poche perplessità all’interno della categoria intorno alla fine degli anni ’90, quando le amministrazioni di tre grandi città italiane (Bologna nel 1999, Firenze e Milano nel 2001) dismisero via via i pacchetti di maggioranza delle loro Aziende farmaceutiche. Che, appunto, nonostante opposizioni e ricorsi, andarono appannaggio di svariati gruppi economici: tra questi l’Admenta Italia Spa, holding italiana della società tedesca Celesio AG, tra le maggiori aziende europee della distribuzione farmaceutica al dettaglio e intermedia che, attualmente, detiene la maggioranza di sette società di gestione di farmacie comunali, per un totale 162 farmacie in 19 diversi Comuni.
L’attività dell’Admenta è stata oggi oggetto di una sentita protesta da parte della Rsu e dei farmacisti dipendenti dall’Afm, l’Azienda farmaceutica municipalizzata, di Milano. Che hanno raccolto le loro doglianze in una “lettera aperta” inviata al sindaco Letizia Moratti, nella quale è stata sottolineata la progressiva deriva commerciale delle farmacie pubbliche milanesi. Queste, come ricordano i mittenti, rappresentano “un patrimonio essenziale della città di Milano” in forza “del loro ruolo socio-sanitario, della loro importanza strategica, della loro vocazione alla tutela degli strati sociali più deboli e, da ultimo ma non ultimo, del loro valore economico”. Va ricordato a questo proposito che la prima farmacia pubblica fu istituita tra il 1990 e il 1901 a Reggio Emilia e aveva come scopo principale quello di assicurare ai cittadini meno abbienti l’assistenza farmaceutica.
Nella loro lettera i dipendenti dell’Azienda milanese hanno voluto sottolineare come lo stesso Cardinal Martini, già Arcivescovo della diocesi milanese, ebbe modo di definire le farmacie pubbliche del capoluogo lombardo, come “sentinelle della salute sul territorio comunale”. Una definizione che, stando a quanto viene affermato nella missiva, sarebbe oggi del tutto disattesa dai dirigenti del gruppo Admenta: “Il cittadino, che è unico proprietario dei beni comunali e che paga fior di tasse per poterli mantenere al proprio servizio, viene spesso trattato come ‘pollo da spennare’ e in tale senso vengono educati i nuovi farmacisti”.
Ma non basta: il personale, infatti, a detta degli scriventi, non è sufficiente a sostenere il carico di lavoro: ne derivano “lunghe code” all’interno delle farmacie che rendono difficile, se non impossibile, prestare “ascolto e consiglio al cittadino” perché manca il tempo necessario per “soddisfare i nostri clienti”. Un’organizzazione del lavoro che – si legge nella lettera – “fa venir meno la nostra missione di ‘sentinella della salute sul territorio comunale’”. A testimoniarlo c’è il cartello inviato a tutte le 84 sedi, con il quale “si consiglia ai clienti, in presenza di coda, di lasciare le ricette in farmacia per passare in seguito a ritirare il pacchetto”. Un invito che gli scriventi criticano: “A parte le implicazioni deontologiche” si afferma nel testo “è una evidente ammissione del fatto che il personale non è numericamente sufficiente a portare a termine i più elementari compiti che la professione di farmacista prevede”.
Anche sul piano contrattuale le cose sembrano non andar bene: la Rsu e i farmacisti pubblici milanesi, infatti, ricordano che al personale dell’Azienda milanese – così come a tutte le altre Aziende farmaceutiche del gruppo – è stata inviata “la disdetta dei contratti integrativi aziendali, siglati nei 37 anni di storia dell'Azienda farmacie comunali”. Si tratta di accordi nei quali “oltre al benessere dei dipendenti (quasi tutti cittadini di Milano)” venivano fissate norme “utili al buon funzionamento delle farmacie”. Oggi, invece “le pretese, mirate solo al profitto dell'attuale socio di maggioranza Admenta, fanno venir meno i valori e la missione principe delle farmacie comunali”.
In conclusione i farmacisti pubblici milanesi chiedono al Sindaco Moratti un incontro. Il sindaco, infatti “in quanto titolare delle licenze delle 84 farmacie comunali (la più grande azienda d'Europa), è l'unico responsabile della tutela del valore sociale ed economico dell'azienda e della professionalità, oltre che del destino di chi ci lavora”.
 

 

04 Marzo 2011

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