Calipari: “Commissione rivedrà criteri e limiti di accesso per patologie tra Forze Armate”
"Non è un problema sottoporsi a screening e test, ma questo non può essere utilizzato per vietare il diritto di accesso ad un intero settore lavorativo”, ha aggiunto Villevvo Calipari spiegando che "c'è una Commissione già attiva da marzo 2010 che sta lavorando per stabilire i criteri di idoneità e i limiti di accesso nelle Forze Armate a causa di particolari patologie. Il motivo del mio impegno risiede già nell’interrogazione presentata a giugno quando mi sono resa conto che nel concorso per accedere alla Marina militare era stata inserita una norma che rischiavano di essere discriminatorie verso le persone sieropositive. Una norma la quale, infatti, sembra non voler tener conto del fatto che all’interno dell’amministrazione esistono molti campi d’applicazione e non tutti sono destinati a settori operativi dove invece può esserci il rischio concreto dell’emergenza con immediato bisogno di trasfusioni ”.
Fiorenza Bassoli ha annunciato un'interpellanza al ministro della Salute, Ferruccio Fazio. Nel frattempo si è detta insoddisfatta dalle risposte "formali e non sostanziali" ricevute dal ministro della Difesa, Ignazio La Russa. Risposte che se “da un lato configurano un atteggiamento discriminatorio nei confronti delle persone sieropositive e dall’altro esponeìgono motivazioni che risultano essere del tutto insufficienti. Vogliamo trovare soluzioni e rilanciare al Ministro la richiesta di un chiarimento e di un’iniziativa che non discrimini”. “Questa patologia – ha precisato – è ormai da tempo diventata a tutti gli effetti una malattia cronica, perciò ogni decisione che andrà ad assumere i connotati di uno stigma sociale nei confronti di queste persone, dovrà essere combattuta”.
Sulla stessa lunghezza d’onda Paola Concia, che nel messaggio inviato ad Nps ha sottolineato come le osservazioni del Ministro La Russa “riportino l’Italia ad un passato oscuro, quando le persone sieropositive venivano percepite come soggetti da escludere dal tessuto sociale perché ritenute impropriamente ‘pericolose’. Il Ministro – secondo Concia – dovrebbe sapere che la nostra Costituzione non permette questo genere di discriminazioni, soprattutto quando riguardano il lavoro. Nella nostra Carta Costituzionale il lavoro è un diritto di ogni cittadina e cittadino, oltre che il fondamento della nostra Repubblica”.
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10 Marzo 2011
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