‘Il cittadino non autosufficiente e l’ospedale’. Ecco il libro per una ‘nuova attenzione’ verso i pazienti più fragili

‘Il cittadino non autosufficiente e l’ospedale’. Ecco il libro per una ‘nuova attenzione’ verso i pazienti più fragili

‘Il cittadino non autosufficiente e l’ospedale’. Ecco il libro per una ‘nuova attenzione’ verso i pazienti più fragili
Sarà presentato il prossimo 1 luglio presso l’Agenas il volume di Marco Trabucchi ed Enrico Brizioli curato in collaborazione con il Network Non Autosufficienza. Bevere: “Ha il grande pregio di porre l’accento su uno degli aspetti che più mi sta a cuore e che, a mio parere, deve caratterizzare ogni organizzazione sanitaria: ‘l’attenzione’,  prima verso la persona e poi verso il paziente”.

L’ospedale è oggi un mondo in evoluzione, che ha la necessità di continui miglioramenti e di attivare anche forme sperimentali e di ricerca per accompagnare l’organizzazione delle attività di cura. In questo contesto si pone molto spesso l’anziano non autosufficiente e fragile la cui variabilità e complessità richiede un approccio specifico e particolare e la struttura medica ospedaliera, che si trova a dover affrontare uno spettro molto ampio di opzioni diagnostiche, deve porre particolare attenzione anche a queste problematiche che si pongono quotidianamente, con forti variabilità. E per affrontare questa realtà,  alcuni esperti di clinica geriatrica e di gerontologia del Network Non Autosufficienza: Marco Trabucchi, Enrico Brizioli, Anna Banchero, Cristiano Gori, in collaborazione con INRCA ed altri professionisti, hanno curato il volume “Il cittadino non autosufficiente e l’ospedale”,  per le edizioni Maggioli, portando diversi contributi, sia sul piano clinico, che su quello organizzativo e umano, con elaborazioni strutturate, cercando di costruire modelli innovativi da offrire agli attori ospedalieri e comunque a coloro che agiscono nella cura degli anziani non autosufficienti. Il volume sarà presentato il prossimo 1 luglio alle ore 10.30, presso la sede dell’Agenzia nazionale per i servizi sanitari regionali di Via Piemonte,60 in Roma.
 
La prima caratteristica che ha accomunato gli autori è la condivisione di un’idea sulla dignità e  libertà della persona anziana, resa più sofferente e fragile dalla malattia. Sembra un’affermazione scontata, ma in molte circostanze porre la persona debole al centro dei processi decisionali, superando stringenti aspetti economici, conflittualità organizzative, lentezze burocratiche, egoismi  degli operatori, non è facile. Uno degli strumenti per garantire la dignità al paziente anziano non autosufficiente in ambito ospedaliero, è quindi una “presa in carico” con rapida definizione dei risultati, per dimostrare la maggiore attenzione posta a chi è più fragile. Sui comportamenti personali degli operatori ospedalieri, gli autori chiedono una risposta pronta, attenta e cortese alle richieste di pazienti e dei parenti, come efficace dimostrazione che il lavoro ospedaliero, anche per un anziano, non si caratterizza come “gestione di un fallimento”, ma con forte impegno al miglioramento delle condizioni di salute, anche se i confini sono ristretti.
Gli autori sono consapevoli che l’ospedale non è comunque un “luogo di elezione” per curare fragilità e cronicità, ma piuttosto una sede transitoria dove raggiungere una stabilità che può restituire alla vita vissuta nel proprio ambiente e sotto questo profilo il volume prende in considerazione anche le prospettive extraospedaliere, viste secondo profili nazionali ed internazionali.
 
“Il lavoro di Trabucchi e di Brizioli – ha evidenziato il Dg Agenas, Francesco Bevere – ha il grande pregio di porre l’accento su uno degli aspetti che più mi sta a cuore e che, a mio parere, deve caratterizzare ogni organizzazione sanitaria: “l’attenzione”,  prima verso la persona e poi verso il paziente. Le aziende sanitarie, gli ospedali e tutti coloro che, a vario titolo e livello, operano all’interno di essi hanno una missione ben precisa: curare. Questa missione, che non sempre può coincidere con la guarigione dell’ammalato, significa innanzitutto prendersi cura della persona nella sua interezza – che si tratti di un bambino, di un anziano o di una persona adulta – tenendo presente la particolare condizione di fragilità in cui versa quando varca le porte di un pronto soccorso, durante il tragitto che la conduce nella camera operatoria o più semplicemente durante i giorni di degenza in un ospedale. Purtroppo, questo aspetto viene spesso sacrificato o semplicemente trascurato; eppure è proprio questa caratteristica a segnare il discrimen tra semplice erogazione dell’assistenza sanitaria e buona sanità. Ha proseguito Bevere: “Ci siamo concentrati troppo sulle capacità di curare il sintomo e la malattia, dedicando poco tempo al rapporto con la persona, a maggior ragione se si tratta di pazienti non autosufficienti, e con i suoi familiari”. Conclude Bevere confermando l’impegno di Agenas sul tema dell’umanizzazione delle cure e dei luoghi di cura: “Lavoreremo affinché le persone, gli ammalati e i loro familiari non siano lasciati mai soli”.

25 Giugno 2015

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