Manovra d’estate. Quello “scippo” al Ssn di cui nessuno si vuol prendere la responsabilità

Manovra d’estate. Quello “scippo” al Ssn di cui nessuno si vuol prendere la responsabilità

Manovra d’estate. Quello “scippo” al Ssn di cui nessuno si vuol prendere la responsabilità
Nel caldo torrido di quest’estate anomala è maturata una manovrina sanitaria che solo un anno fa sembrava impossibile. In 12 mesi stracciato l'incipit del Patto per la Salute con il quale veniva invertito il trend recessivo dei finanziamenti alla salute e rilanciato il Ssn, aumentando le risorse per il triennio

La scadenza è il 18 agosto. Entro quella data il decreto legge Enti Locali, attualmente ancora in prima lettura alla Commissione Bilancio del Senato, dovrà essere convertito in legge.
 
Considerando che il testo del decreto deve ancora essere esaminato dalla Camera, i tempi per il varo del provvedimento, che ci interessa particolarmente da quando è stato “arricchito” dal pacchetto di emendamenti del Governo sulla sanità, si fanno molto stretti.
 
Anche per questo la fiducia, con il probabile ricorso a un maxi emendamento governativo, è molto probabile e quindi, salvo sorprese non immaginabili al momento, possiamo ormai fare i conti con questa inattesa manovra estiva che alla fine toglie 2,352 miliardi al Servizio sanitario nazionale in barba a quanto stabilito dal Patto della Salute esattamente un anno fa.
 
Il 10 luglio 2014, quando Governo e Regioni sancirono l’intesa sul nuovo Patto per la Salute che, dopo anni di tagli al settore, prevedeva un significativo incremento delle risorse, tutti i protagonisti dell’accordo manifestarono entusiasmo e ottimismo.
 
“Abbiamo messo il sistema sanitario in sicurezza” diceva Beatrice Lorenzin, alla quale faceva eco il presidente delle Regioni Sergio Chiamparino: “Per la prima volta, il fondo nazionale sanità è stato aumentato in modo consistente, del 2.3% rispetto all'anno precedente e ci sono garanzie che si mantenga un aumento anche per gli anni 2015 e 2016”.
 
Esattamente un anno dopo quel Patto è stato violato. Colpa delle Regioni che non hanno voluto/potuto operare tagli in altri settori per onorare l’impegno della legge di stabilità che prevedeva un contributo di 4 miliardi al contenimento della spesa pubblica? Colpa del Governo, che non se l’è sentita di attuare quanto previsto dalla stessa legge di stabilità in caso di mancata intesa sui tagli entro il 31 gennaio (ricordiamo che l’intesa che ha stabilito la decurtazione di 2,352 miliardi alla sanità è arrivata solo il 26 febbraio e che quella successiva per la individuazione dei settori ove operare i tagli è addirittura del 2 luglio scorso) e quindi fare di testa propria intervenendo unilateralmente sui fondi regionali extrasanitari, così da onorare il Patto Salute di luglio?
 
Poco importa a questo punto. Anche perché di questi tagli nessuno sembra volersene prendere la responsabilità con uno scaricabarile tra Governo e Regioni di cui non si ricordano precedenti. Fatto sta che il Patto per la Salute 2014/2016 ha perso per strada uno degli assi portanti per la sua valenza, quello dell’inversione di tendenza al sotto finanziamento della sanità perpetrato a più riprese dai Governi Berlusconi, Monti Letta.
 
Con il governo Renzi, al di là della sostanziale indifferenza manifestata fin qui dal premier sui temi della sanità, quella spirale recessiva nei conti del Ssn era stata interrotta proprio con la sigla del Patto.
 
Ma, e torniamo ad oggi, con quello che a suo tempo definimmo “Harakiri delle Regioni” e alle successive tappe che ci conducono al decreto Enti Locali: c’è poco da sottilizzare, la sanità pubblica prende l’ennesima botta con un taglio lineare a monte molto pesante che agirà sui bilanci di Asl e ospedali indipendentemente dal successo o meno delle misure indicate per risparmiare. Sulle quali, come ha ben relazionato il Servizio Bilancio del Senato, non sono pochi i dubbi sulla loro effettiva applicabilità, sia per i tempi che per le modalità individuate dai tecnici della Salute e delle Regioni.
 
In altre parole, a scanso di equivoci, vogliamo semplicemente dire che il Ssn si vede decurtati a metà anno 2,352 miliardi a partire dall’esercizio in corso e per gli anni a venire. Un taglio che sarà subito operativo, a prescindere dal fatto che le Asl riusciranno o meno a ridurre l’onere dei contratti di acquisto di beni e servizi o a chiudere o meno i primariati in eccesso. E questo tanto per fare due soli esempi delle tante misure, indicate nell’intesa del 2 luglio e riprese dagli emendamenti governativi che l’hanno recepita, molto articolate nella loro esposizione quanto poco dirimenti ai fini del budget effettivo messo a disposizione di Asl e ospedali. Quel budget sarà tagliato, poco importa poi se quei tagli saranno o meno compensati da altrettanti risparmi.
 
Questo è quanto. E sinceramente l’appello di Chiamparino al Governo affinché dopo questi tagli non se ne operino altri, a questo punto, lascia il tempo che trova.
 
Cesare Fassari

Cesare Fassari

23 Luglio 2015

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