Contro il tumore al seno, arrivano le nanoparticelle

Contro il tumore al seno, arrivano le nanoparticelle

Contro il tumore al seno, arrivano le nanoparticelle
Disponibile anche in Italia un nuovo farmaco per il trattamento del cancro al seno in fase avanzata che non risponde alla chemioterapia usuale. È la versione miniaturizzata di un principio attivo dalla provata efficacia e grazie alle dimensioni ridotte può sfruttare una proteina umana per farsi trasportare direttamente all’interno del tumore.

Primo, miniaturizzare il principio attivo fino a farlo diventare 100 volte più piccolo di un globulo rosso (130 nanometri, cioè 130 milionesimi di millimetro). Secondo, usare una proteina umana, l’albumina, come mezzo di trasporto all’interno dell’organismo.
È così che si è arrivati alla messa a punto di un nuovo farmaco contro il tumore al seno che promette di cambiare lo scenario terapeutico di questa patologia. Dopo aver dimostrato una maggiore efficacia e una riduzione degli effetti collaterali proprio grazie alla sua capacità di raggiungere selettivamente le cellule tumorali, il nuovo medicinale, paclitaxel albumina (Abraxane), è ora disponibile anche in Italia per il trattamento del tumore alla mammella in fase avanzata che non risponde alla chemioterapia usuale.
“La nanotecnologia, attraverso un meccanismo biologicamente naturale e altamente innovativo, consente che alte concentrazioni di paclitaxel, senza la necessità di solventi sintetici tossici, possano essere veicolate al sito del tumore”, ha illustrato Sabino De Placido, ordinario di Oncologia Medica presso l’Azienda Ospedaliera Universitaria Federico II di Napoli. “È stato dimostrato da studi preclinici un accumulo intraneoplastico di paclitaxel significativamente superiore del 33% per 24 ore con paclitaxel albumina radiomarcato, in confronto a una dose equivalente di taxolo contenente solvente. Pertanto, paclitaxel albumina non può essere considerato soltanto un altro taxano ma è una vera chemioterapia target, che si configura come un trattamento altamente innovativo nel carcinoma mammario metastatico”.
Potenzialità che sono emerse nei trial clinici che hanno portato all’approvazione del nuovo prodotto: la percentuale di risposta complessiva di Abraxane è risultata essere più che doppia rispetto al tradizionale paclitaxel (27% VS 13%); la risposta è risultata inoltre migliore anche rispetto a pazienti trattate in precedenza con antracicline in adiuvante e/o metastatico (34% vs 18%) e in malate trattate in precedenza con antracicline in metastatico (27% vs 14%, P=0,010). In termini di sopravvivenza, la maggiore efficacia si è tradotta in un aumento da 46,7 a 56,4 settimane. Più lungo anche il tempo alla progressione del tumore (20,9 settimane con Abraxane vs 16,1 settimane con paclitaxel).
L’altro vantaggio della terapia a base di nanoparticelle è la possibilità di veicolare nel sangue il principio attivo senza aver bisogno di solventi chimici e di penetrare nella membrana della cellula tumorale. Un aspetto che si traduce in maggiore tollerabilità del farmaco: anche se riesce ad aumentare del 33% l’accumulo dell’antitumorale paclitaxel sul tumore e dunque potenziare l’efficacia della cura, mitiga sensibilmente gli effetti collaterali.
Finalmente, ha affermato Paolo Marchetti, ordinario di Oncologia Medica presso Sapienza Università di Roma, “abbiamo imparato a trattare una paziente affetta da un tumore, della quale ora si riconoscono le diverse caratteristiche, sia a livello clinico che genomico, per ridurre la tossicità dei trattamenti o per prevederla con maggiore accuratezza”.
I taxani hanno sempre avuto un ruolo centrale nel trattamento del cancro della mammella metastatico, ma il loro problema è la tossicità, in quanto richiedono solventi chimici per la somministrazione che rendono necessaria la premedicazione e kit speciali per l’infusione, che dura circa tre ore. Abraxane invece viene somministrato nell’arco di un breve periodo di 30 minuti senza set speciali per infusione né premedicazione per prevenire reazioni d'ipersensibilità.
Per questo “è caratterizzato da completa mancanza di fenomeni di ipersensibilità in assenza di premedicazione con cortisonici e antiallergici”, ha sottolineato Francesco Cognetti, Direttore del Dipartimento di Oncologia Medica dell’Istituto Nazionale Tumori Regina Elena di Roma. “Si tratta di un’infusione normale, che riduce il tempo di somministrazione a circa mezz’ora e che non richiede dispositivi speciali, eliminando, tra l’altro, un costo aggiuntivo per il Servizio Sanitario Nazionale”.
E, cosa ben più importante, migliorando la qualità di vita della donna. 

30 Marzo 2011

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