Dove va la sanità piemontese? Intervista a Monchiero (SC): “Troppe norme sulle Asl. Senza autonomia diventano inutili”

Dove va la sanità piemontese? Intervista a Monchiero (SC): “Troppe norme sulle Asl. Senza autonomia diventano inutili”

Dove va la sanità piemontese? Intervista a Monchiero (SC): “Troppe norme sulle Asl. Senza autonomia diventano inutili”
A colloquio con il neo capogruppo alla Camera di Scelta Civica, per anni DG di diverse Asl piemontesi ed ex preidente della Fiaso. Che esprime un “no” deciso all’accorpamento sistematico delle aziende sanitarie: “Alle Regioni piace perché attratte dall’idea inconfessata e inconfessabile di una centralizzazione del sistema”. E sullle centrali d’acquisto afferma: "Consentono risparmi ma il pericolo è di favorire l’insorgere di monopoli"

"Margini di efficientamento della spesa farmaceutica ospedaliera sono sempre possibili, tuttavia sui farmaci si è intervenuto molto e l’immissione in commercio di prodotti nuovi e sempre più costosi rende oggettivamente arduo il controllo della spesa, specie in ospedali ad alta specializzazione". Ne è convinto Giovanni Monchiero, neo capogruppo alla Camera del gruppo parlamentare di Scelta Civica, che risponde così a uno dei temi affrontati in questa ampia intervista. Già direttore generale dell’Asl 18 e dell’azienda ospedaliera “San Giovanni Battista” di Torino, Monchiero è stato commissario dell’Asl CN1 e CN2 e presidente nazionale della Federazione Italiana delle Aziende Sanitarie e Ospedaliere (Fiaso).
 
On. Monchiero, da qualche giorno ha assunto l’incarico di Capogruppo alla Camera del gruppo parlamentare di Scelta Civica. Il suo ambito è da sempre quello della sanità e, certamente, il suo cuore batte in Piemonte. Da pochi giorni le aziende sanitarie piemontesi hanno riscritto i loro atti aziendali. Molti sono stati i tagli alle strutture, soprattutto dipartimentali e complesse.  Quale sarebbe stata la sua linea alla guida di una azienda sanitaria territoriale? Quale il suo rapporto con i Sindaci? E quello con i medici di medicina generale?
I tagli alle strutture sanitarie discendono da una normativa statale recepita dalle Regioni e quindi come Direttore avrei applicato i parametri alla mia azienda. L’eccesso di interventi normativi di dettaglio hanno molto ridotto l’autonomia delle aziende sanitarie, fino a mettere in dubbio l’utilità di questa istituzione. Personalmente avevo un ottimo rapporto con i sindaci e con i medici di medicina generale ma al mantenimento di questa relazione è funzionale l’autonomia dell’azienda. Senza autonomia i rapporti con l’esterno tendono ad affievolirsi.
 
Con il taglio dei posti letto per acuzie e la riduzione dei tempi di degenza il territorio dovrà dare sempre più  risposte alle cronicità. Quali le priorità per chi gestisce le aziende territoriali?
La priorità assoluta dell’azienda territoriale è l’effettiva presa in carico del paziente. Specie per pazienti cronici è indispensabile che questa continui nel tempo  sempre col medesimo soggetto, che secondo me dovrebbe essere il medico di medicina generale come terminale sul territorio dei servizi della Asl. Questa è una sfida organizzativa certamente complessa ma ineludibile.
 
Il Piemonte, a gennaio potrebbe uscire dal Piano di rientro. Quali potrebbero essere le strategie per il prossimo futuro affinché il Piemonte possa continuare nella striscia virtuosa?
Il Piemonte sta uscendo dal piano di rientro per spesa sanitaria, ma rischia di ritornare sotto regime di ‘amministrazione controllata’, a causa dei debiti emersi a seguito della sentenza della Corte dei Conti. Si tratta di imponderabili decisioni, con ricadute sugli equilibri finanziari della Regione.
 
Lei è stato Direttore generale di una grande azienda come le Molinette di Torino. Quali sono i margini di risparmio che si possono ancora attuare negli ospedali sulla spesa farmaceutica?
Margini di efficientamento sono sempre possibili, tuttavia sui farmaci si è intervenuto molto e l’immissione in commercio di prodotti nuovi e sempre più costosi rende oggettivamente arduo il controllo della spesa, specie in ospedali ad alta specializzazione.
 
Lei concorda con la linea di “centrali uniche di acquisto” come soluzione ai problema da un lato di trasparenza e dall’altro di risparmio?
Le centrali d’acquisto hanno consentito risparmi ma comportano anche dei rischi. Lasciando stare la correttezza amministrativa, che dipende dalle persone e non dagli elementi organizzativi, il pericolo è di favorire l’insorgere di monopoli. Infatti nel caso di molti prodotti sanitari (farmaci, alte tecnologie diagnostiche e protesi d’avanguardia), il numero dei produttori è già molto limitato a livello mondiale e rende difficile la relazione domanda/offerta. Se diminuisce drasticamente anche il numero dei compratori non saremo più in presenza di un mercato ma di qualcosa di diverso.
 
Lei è favorevole all’accorpamento delle aziende sanitarie? Ritiene che possano dare risposte di salute adeguate e affrontare positivamente politiche di risparmio?
Sono assolutamente contrario all’accorpamento sistematico delle aziende sanitarie che non ha portato a nessun risparmio e rende ingestibili le relazioni intere alle aziende. Le Regioni, tuttavia, preferiscono ricorrere a queste operazioni, vuoi perché facili da comunicare, vuoi perché attratte dall’idea inconfessata e inconfessabile di una centralizzazione del sistema. Per questa via, nonostante ogni dichiarazione contraria, si accentua il potere della politica e si demotivano gli operatori.
 
Un epidemiologo inglese ha affermato che l’attesa di vita non si modificherebbe di molto anche se i cittadini non effettuassero tutti i controlli medici a cui alle volte sono sottoposti e sovente invitati a fare. Se così fosse avremmo già risolto la criticità dell’appropriatezza delle prescrizioni. Lei cosa ne pensa?
Mi consenta una battuta: la medicina è una scienza inesatta, la statistica è una scienza inesatta. L’epidemiologia è la statistica applicata alla medicina. Fuori di scherzo. Il ricorso agli esami diagnostici è probabilmente eccessivo. Credo che applicare anche in questo settore il criterio di appropriatezza delle prestazioni già utilizzato da anni per i ricoveri possa portare ad un mutamento delle abitudini di tutti, cittadini e medici, e contribuire anche a qualche risparmio.

Claudio Risso

Claudio Risso

02 Ottobre 2015

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