Arrivano le nuove tariffe per la riabilitazione ospedaliera e lungodegenza: 350 milioni in più dal 2026

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La Conferenza Stato regioni ha espresso parere positivo allo schema di decreto che aggiorna le tariffe massime per la remunerazione delle prestazioni. Nulla di fatto invece per il Regolamento sul riutilizzo delle acque reflue affinate sul quale non è stata raggiunta l’intesa. IL TESTO

Semaforo verde all’aggiornamento delle tariffe massime per la remunerazione delle prestazioni di riabilitazione ospedaliera e lungodegenza post acuzie. La Conferenza Stato-Regioni ha espresso parere positivo allo schema di decreto che vale complessivamente 349,6 milioni annui a partire dal 2026, con un incremento medio del 14,7 % rispetto alle attuali tariffe.

Mancata intesa, invece sul decreto legislativo 3 aprile 2006, n. 152, sullo schema di decreto del Presidente della Repubblica recante “Regolamento sul riutilizzo delle acque reflue affinate, nonché di esecuzione del Regolamento (UE) 2020/741 del Parlamento europeo e del Consiglio, del 25 maggio 2020”.

Il parere favorevole espresso in Conferenza Stato-Regioni  sull’aggiornamento delle tariffe rappresenta un punto di svolta dopo 14 anni di attesa, ha spiegato Massimo Fabi, Coordinatore della Commissione Salute della Conferenza delle Regioni e delle Province autonome: “La riabilitazione è un investimento sul futuro delle persone: l’adeguamento delle tariffe arriva dopo un’attesa troppo lunga, ma finalmente viene riconosciuto il lavoro di migliaia di professionisti del settore che rappresentano una parte sempre più rilevante all’interno del sistema della cura e dell’assistenza ai cittadini”.

Le risorse a disposizione sono previste a partire dal 2026 e sono state individuate nella legge di bilancio 2025. Resta l’impegno, sottolineato in sede di Conferenza Stato-Regioni, a elevare conseguentemente il limite regionale di spesa in maniera adeguata nel primo veicolo normativo utile.  Tra le principali classi di categorie diagnostiche maggiori (MDC) interessate dall’aggiornamento rientrano quelle legate alle malattie e disturbi della pelle, quelle insorgenti nel periodo neonatale, i disturbi mieloproliferativi e le neoplasie scarsamente differenziate, le malattie infettive e parassitarie, le degenze connesse a problematiche relative all’abuso di alcol/farmaci, a disturbi mentali organici indotti o a infezioni da HIV.

“Si tratta del risultato di un lavoro condiviso e costruttivo – ha concluso Fabi – che tiene conto della crescente complessità delle cure e della necessità di rafforzare la risposta alle cronicità”.

02 Aprile 2026

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