Medicina estetica. Mangiacavalli (Ipasvi) scrive a Lorenzin: “Allibiti da impotenza dichiarata da Ordine dei Medici”

Medicina estetica. Mangiacavalli (Ipasvi) scrive a Lorenzin: “Allibiti da impotenza dichiarata da Ordine dei Medici”

Medicina estetica. Mangiacavalli (Ipasvi) scrive a Lorenzin: “Allibiti da impotenza dichiarata da Ordine dei Medici”
Il presidente degli infermieri Mangiacavalli scrive al ministro dopo la trasmissione Report di ieri. “Servono linee guida e protocolli anche per il privato e la nuova legge sugli Ordini perché questi possano avere possibilità di intervento immediato a tutela dei pazienti”. LA LETTERA

Appello al ministro Lorenzin della presidente della Federazione Ipasvi  Barbara Mangiacavalli dopo la trasmissione di Report sugli interventi estetici “senza regole”. “Servono linee guida e protocolli anche per il privato e la nuova legge sugli Ordini perché questi possano avere possibilità di intervento immediato a tutela dei pazienti”.
 
“Il caso riferito alla chirurgia plastica e agli interventi estetici dalla puntata di ieri della trasmissione Report su Rai 3, ha messo in evidenza  con  interviste dirette, la condizione di anarchia che regna nel settore, tanto che, medici accreditati che operano anche nel servizio pubblico, hanno sottolineato la necessità di una regolamentazione a livello accademico della materia, oggi inesistente”.
 
Chiedendo un intervento immediato del ministro per tutelare la salute dei pazienti e i professionisti “in regola”, la presidente Ipasvi sottolinea a Lorenzin “la necessità di stabilire precise e inderogabili regole, linee guida e protocolli,  che, così come nel pubblico, rendano obbligatorio anche nel privato un vero e proprio accreditamento dei professionisti  che incidono sulla salute dei pazienti e controlli e accreditamenti e autorizzazioni rigide anche sulle strutture in cui questi interventi avvengono. Non ultima – aggiunge – appare ormai inderogabile difronte a simili situazioni, la sollecita approvazione  della legge sugli Ordini professionali, per consentire a questi di poter intervenire in modo risolutivo e diretto son sanzioni reali e definitive nei confronti di chi abusa del suo titolo per compiere atti del tutto contrari a ogni regola scientifica, di assistenza e di deontologia”.
 
Ma al di là di questo problema Mangiacavalli sottolinea come "nel servizio che ha coinvolto un medico bolognese, Stefano Stracciari, condannato – anche se non ancora con sentenza definitiva – a “14 mesi per lesioni colpose con l’aggravante di sfregio permanente”, oltre al fatto che lo stesso medico  ha dichiarato pubblicamente di poter svolgere la sua attività senza regole e controlli, è stata mostrata la persona che lo assiste, dichiaratamente “ragioniera” e alla domanda della giornalista se non fosse meglio garantirsi e garantire l’assistenza con la partecipazione di un laureato, magari in infermieristica, il medico ha risposto “si potrebbe, ma non è prescritto”.

“Lascia allibiti – scrive Mangiacavalli – il fatto che i pazienti non abbiano alcuna tutela e garanzia, sia pure per interventi non indispensabili e a pagamento: la salute è uguale sia nel pubblico che nel privato e altrettanto uguali sono i cittadini e i pazienti.  
 
E lascia allibiti il fatto che, intervistato dai giornalisti di Report, il presidente dell’Ordine dei medici di Bologna abbia dichiarato la sua impotenza a intervenire nella vicenda nei confronti del medico per la mancanza dei presupposti di azione possibile a livello di organismi regolatori della professione rispetto all’attività privata e a situazioni ancora non giuridicamente definite con la condanna: in questo modo  risulta impossibile intervenire nei confronti di chi assiste in modo del tutto improprio e al di fuori di ogni regola”.

In questo senso per la presidente Ipasvi è “assolutamente disarmante assistere alle dichiarazioni di un presidente di Ordine, agguerrito nel difendere la primazìa dei medici rispetto alle attività pubbliche negli ospedali e sul territorio anche contro l’interesse stesso dei suoi iscritti, che alza le mani disarmato non rispetto a un problema di organizzazione o gestione, ma di vera e propria tutela della salute dei propri pazienti rispetto ad azioni compiute da un suo iscritto, ma nel privato.”
 
“Appare poi – evidenzia – altrettanto, se non ancora di più,  impossibile intervenire nei confronti di chi assiste il medico non garantendo alcuna tutela ai pazienti in quanto non iscritta ad alcun Collegio professionale, come invece è obbligo di legge per chiunque voglia svolgere un’attività del tutto propria solo delle professioni sanitarie”.

02 Novembre 2015

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