Sardegna. Semaforo verde dalla Giunta per nuovo assetto cure territoriali. E’ il secondo tassello della riorganizzazione Ssr

Sardegna. Semaforo verde dalla Giunta per nuovo assetto cure territoriali. E’ il secondo tassello della riorganizzazione Ssr

Sardegna. Semaforo verde dalla Giunta per nuovo assetto cure territoriali. E’ il secondo tassello della riorganizzazione Ssr
Il lavoro sarà organizzato in team e ognuno di questi potrà gestire i propri pazienti in maniera integrata. Sarà possibile prevedere un budget sanitario e uno sociale, garantendo la concreta integrazione sociosanitaria in riferimento a progetti personalizzati di cura. 

Il sistema regionale delle cure territoriali, secondo tassello della riorganizzazione della sanità in Sardegna, è stato approvato dalla Giunta regionale in via preliminare. Il documento è aperto alla discussione e al confronto per venti giorni dalla pubblicazione. La sanità sarda si riconfigura con l’obiettivo di delineare un modello multidisciplinare e interprofessionale dell’assistenza, complementare al sistema ospedaliero e basato sul coinvolgimento delle comunità. Alla base della riorganizzazione del territorio risiedono le cure primarie come aggregazione tra professionisti di medicina generale, pediatri di libera scelta, medici di continuità assistenziale, specialisti e infermieri.

“Partendo dall’analisi che ha portato alla riforma della rete ospedaliera – spiega l’assessore regionale della Sanità, Luigi Arru – la rete territoriale vuole dare risposta ai alla pazienti cronici, quelli che ora, troppo spesso, vengono inappropriatamente ricoverati. Il nostro principale obiettivo strategico è mantenere le persone in condizione di benessere quanto più possibile, senza sprechi, con efficienza e con percorsi di cura e assistenza il più vicino possibile a dove le persone vivono e in maniera coordinata, non frammentaria. Con questo modello, l’assistenza territoriale viene garantita per tutto l’arco della giornata e per tutti i giorni della settimana, con percorsi assistenziali condivisi, il dialogo e la collaborazione tra gli operatori della medicina convenzionata e i colleghi dei servizi distrettuali e ospedalieri”.

In quest’ottica – afferma ancora Arru – i presidi territoriali di salute (case della salute, ospedali di comunità, etc. ) saranno il punto di raccolta dell’offerta territoriale del servizio sanitario regionale , integrata con il servizio sociale e con la rete ospedaliera e in grado di rispondere alla domanda di assistenza di persone e famiglie con esigenze di assistenza differenti”.

Il lavoro sarà organizzato in team e ognuno di questi potrà gestire i propri pazienti in maniera integrata. Sarà possibile prevedere un budget sanitario e uno sociale, garantendo la concreta integrazione sociosanitaria in riferimento a progetti personalizzati di cura. Il modello di cura che verrà attuato è quello sperimentato a livello nazionale e internazionale: quello di approccio alla cronicità basato sulla medicina d’iniziativa in alternativa alla medicina d’attesa.
 

03 Dicembre 2015

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