Il bambino ha il QI più basso se la mamma è esposta a pesticidi

Il bambino ha il QI più basso se la mamma è esposta a pesticidi

Il bambino ha il QI più basso se la mamma è esposta a pesticidi
Tre studi pubblicati su Environmental Health Perspectives confermano gli effetti negativi dei pesticidi sullo sviluppo del cervello del feto. “È di importanza vitale continuare a monitorare i livelli di esposizione a queste sostanze nella popolazione più vulnerabile”

Sono preoccupanti i risultati di tre studi americani pubblicati su Environmental Health Perspectives. Condotti in aree diverse degli Usa concordano su un dato: l’esposizione prenatale ai pesticidi provoca un abbassamento del quoziente intellettivo, un parametro che, per quanto discusso, dà qualche informazione sulle capacità cognitive.Uno, condotto dell’University of California di Berkeley, mostra che per ogni incremento di dieci volte dei livelli di esposizione a pesticidi organofosfati si registra un abbassamento medio di 5,5 punti del QI a 7 anni.
“Questa differenza può significare, in media, più bambini spinti nella parte bassa dello spettro dell’apprendimento e che hanno maggiore bisogno di assistenza a scuola”, ha commentato la coordinatrice dello studio Brenda Eskenazi.Risultati confermati dagli altri due studi, uno del Mount Sinai Medical Center, l’altro della Columbia University.
Da quest’ultimo studio, che ha coinvolto 265 bambini newyorchesi è emerso che un effetto analogo viene esercitato dall’insetticida clorpirifos. I bambini che hanno avuto la maggiore esposizione al composto (misurata attraverso l’analisi del sangue cordonale) hanno una riduzione media di 2,7 punti confermata in due diversi test per la misurazione del QI.I ricercatori, inoltre, hanno rilevato che non si riscontra alcun effetto sul QI se l’esposizione avviene dopo la nascita.
C’è da dire che molti dei prodotti analizzati nella ricerca oggi non sono più in commercio, altri sono attualmente sotto osservazione delle autorità sanitarie di diverse nazioni. In ogni caso, ha concluso Robin Whyatt della Columbia University, “è di importanza vitale continuare a monitorare i livelli di esposizione a queste sostanze nella popolazione più vulnerabile, come le donne in gravidanza delle comunità rurale, perché i loro bambini continuano a essere a rischio”.

21 Aprile 2011

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