Manovra: l’Anaao dice no al blocco del turn-over

Manovra: l’Anaao dice no al blocco del turn-over

Manovra: l’Anaao dice no al blocco del turn-over
L’Anaao-Assomed, dopo la conferma dei contenuti della manovra con la pubblicazione del testo sulla Gazzetta Ufficiale, ribadisce la forte preoccupazione che deriva dal blocco del turn-over previsto fino al 2014 compreso, che andrà a sovrapporsi alla fase ascendente della gobba pensionistica dei medici dipendenti del SSN attesa nei prossimi 7-8 anni.

“La manovra – spiega in una nota il Sindacato – consente di sostituire solo un medico ogni cinque che vanno in pensione fino al 31 dicembre 2011, e un medico su due che vanno in pensione dal 1 gennaio 2012 fino al 31 dicembre 2014. Dal 1 gennaio 2015 si potrà assumere, ma il numero non potrà eccedere quello delle unità cessate nell'anno precedente. In sostanza, di tutti i medici andati in pensione dal 2011 al 2014, solo un medico su tre verrà sostituito”.
L’Anaao fa anche una stima su quanti saranno i medici che abbandoneranno il lavoro entro questo periodo: “Stimando la frequenza per anno di nascita dei medici dipendenti del SSN è facile prevedere che la stragrande maggioranza dei nati tra il 1946 ed il 1953 (circa 35.000 medici) andrà in pensione una volta acquisito il diritto, se non lo ha già fatto”.
Il rischio è che molti medici “non vorranno incappare nel blocco della liquidazione che scatterà dal 2011 per coloro che, come tutti i medici dipendenti a fine carriera, superano il limite di 90.000 € fissato per la sua distribuzione a rate. Altri lasceranno il lavoro per il peggioramento del clima interno”.
Il ragionamento dell’Anaao è che un camice bianco “che non abbia ricevuto sufficienti gratificazioni professionali ed economiche, costretto dalle attuali condizioni lavorative a fare massacranti turni di guardia notturni e festivi ed una mole elevata di lavoro straordinario, per giunta non retribuito per il blocco della retribuzione accessoria, in condizioni di elevato rischio professionale, all’età di 62 anni, o prima, se la sua situazione previdenziale glielo consente, è privo di sufficienti motivazioni per rimanere. Alla fine solo 10.000 di loro saranno sostituiti con una riduzione delle dotazioni organiche valutabile mediamente tra il 15 e il 20%”.
“Le conseguenze – conclude la nota – sulla qualità e quantità delle prestazioni sanitarie saranno drammatiche. In pratica molte Unità Operative dovranno chiudere gran parte delle attività ambulatoriali per concentrarsi solo sulle attività legate alla degenza. Le liste d’attesa si allungheranno ulteriormente e si calcoleranno in anni. Anche l’Italia forse dovrà organizzare viaggi all’estero per far operare i propri cittadini, come recentemente ha fatto l’Inghilterra”.

03 Giugno 2010

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