Hiv: trattare subito (quasi) azzera il rischio di contagio

Hiv: trattare subito (quasi) azzera il rischio di contagio

Hiv: trattare subito (quasi) azzera il rischio di contagio
Iniziare il trattamento antiretrovirale al momento della diagnosi di Hiv senza attendere il calo dei CD4 riduce del 96 per cento il rischio di contagio del partner. Mai come adesso sembra concreta la possibilità di mettere un freno al contagio.

Troppo evidenti i risultati preliminari per far proseguire il trial HPTN 052 fino al termine preventivato del 2015. Così il direttore del National Institute of Allergy and Infectious Disease Anthony Fauci e il coordinatore della ricerca Myron Cohen dell’University of North Carolina di Chapel Hill hanno deciso di stopparlo.Si voleva verificare se iniziando immediatamente a trattare con la terapia antiretrovirale i pazienti sieropositivi, senza attendere per farlo che l’Hiv danneggi il sistema immunitario (come avviene oggi), si potesse ottenere una riduzione della trasmissione dell’infezione per via sessuale.
Più di 1700 le coppie arruolate tra Botswana, Brasile, India, Kenya, Malawi, South Africa, Stati Uniti, Tailandia e Zimbabwe, randomizzate a ottenere subito il trattamento o in seconda battuta, quando la conta dei CD4 fosse scesa al di sotto delle 250 cellule per millimetro cubo. E diversi i farmaci impiegati nel trial: atazanavir, didanosine, efavirenz, emtricitabine/tenofovir disoproxil fumarate, lamivudine, lopinavir/ritonavir, nevirapine, ritonavir, stavudine, tenofovir disoproxil fumarate, zidovudine/lamivudine.
Sono bastati 2 anni perché i risultati fossero immediatamente evidenti. Dei 28 casi di trasmissione tra partner accertati, soltanto 1 si è verificato nel gruppo in trattamento con la terapia antiretrovirale. Equivale a una riduzione del 96 per cento del rischio di contagio ed è sufficiente a mandare in soffitta le vecchie pratiche.
“I dati precedenti sulla potenziale efficacia dell’impiego degli antiretrovirali nel ridurre le probabilità che i pazienti sieropositivi infettino il partner venivano da studi epidemiologici o osservazionali”, ha spiegato Fauci. In questo caso, invece, si tratta di uno studio clinico randomizzato e la “forza” delle evidenze è ben altra. “Questa nuova ricerca dimostra che trattare gli individui infetti – e farlo quanto prima possibile – può avere un impatto maggiore nel ridurre la trasmissione dell’Hiv”.
PREVENIRE PER ARRESTARE IL CONTAGIO – “Questi risultati devono servire come un appello ai finanziatori, ai politici e alla società civile. Se messa in atto effettivamente , efficacemente ed eticamente, l’avvio precoce del trattamento potrà essere determinante per arrestare l’epidemia”, ha affermato Mitchell Warren, executive director della Global Advocacy for Hiv Prevention (Avac). “Adesso abbiamo le prove scientifiche derivanti da un trial clinico randomizzato che confermano quello che era stato osservato in altri contesti di ricerca: la terapia antiretrovirale è anche prevenzione”.
La posta in gioco è alta. Sono 2,7 milioni le persone che ogni anno vengono infettate dal virus e 33,4 milioni nel mondo vivono con l’Hiv o l’Aids.
Mai come adesso sembra concreta la possibilità di mettere un freno al contagio prosciugando il principale canale di trasmissione del virus.
Per questo, ha affermato Robert Grant docente della University of California di San Francisco da tempo impegnato nella ricerca sul ruolo preventivo della terapia antiretrovirale, “la sfida adesso è aumentare gli investimenti per far sì che i nuovi trattamenti anti-Hiv siano disponibili per tutti coloro che ne hanno bisogno insieme ai tradizionali strumenti di prevenzione”.
“La diffusione dell’Hiv – ha concluso Grant – può essere rallentata e un giorno arrestata del tutto se useremo queste nuove informazioni”. 

13 Maggio 2011

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