Infermieri e 118. Una questione italiana

Infermieri e 118. Una questione italiana

Infermieri e 118. Una questione italiana

Gentile Direttore,
la questione delle sospensioni ai medici iscritti all'Ordine bolognese per ''collaborazionismo'' infermieristico è davvero una questione molto italiana…molti si sono già espressi e credo, come altri hanno fatto notare, che la compatta reazione sia stata trasversale, istituzionale, scientificamente certificata: dunque, alla fine, un vantaggio per la mia categoria.
 
Nell'ottobre 2010 le pagine elettroniche di QS riportavano una iniziativa dello stesso Presidente dell'ordine felsineo contro il see and treat, una modalità di trattamento che è soprattutto un vantaggio per l'utenza dei pronto soccorsi, come dichiarò l'allora Assessore toscano alla Sanità, Daniela Scaramuccia, analizzando i dati dei primi anni di utilizzo.
 
In quella occasione ben due Procure, quella di Bologna e quella di Firenze, analizzarono le delibere per valutare una ipotesi di ''esondazione di pratica infermieristica in campo medico'', dopo l'esposto di Bologna. Senza nulla trovare di illegale.
 
Questa volta, l'Ordine dei Medici di Bologna ha scelto una via interna, utilizzando uno strumento piuttosto delicato, come è quello del
provvedimento disciplinare. Eppure, lo stesso codice deontologico dei Medici cita con chiarezza la necessità della ''interazione'' con tutte le altre professioni sanitarie…(art 66: ''…il medico sostiene la formazione interprofessionale…'') ma credo fin qua di non aggiungere nulla.
 
Vorrei però rimarcare, con forza, due aspetti: il primo è quello della enorme importanza di una capillare conoscenza delle manovre salva vita che stiamo cercando di insegnare a tutti coloro che svolgono una attività a contatto col pubblico (vedi recente norme ad hoc per il mondo scolastico,
ecc), come peraltro si fa da anni in Paesi più attenti al tema (quelli scandinavi in primis). Quindi chiediamo all'insegnante e all'addetto al pubblico sportello di applicare al meglio le manovre di rianimazione cardio polmonare, e poi vi è chi procede nel sospendere dall'esercizio professionale (la sospensione dall'albo ha questa conseguenza!) quei medici che collaborano con gli infermieri per costruire procedure dedicate alle situazioni di emergenza assoluta.
 
In questo contesto, ricordo che dal 1992 (DPR del 27 marzo di quell'anno) gli infermieri svolgono un ruolo decisivo nel sistema emergenza urgenza italiano, e hanno preso parte, in maniera direi fondamentale (l'ho visto io: perchè in quel tempo già lavoravo, ahimè, nel settore) all'avvio del
sistema ''118'' in Italia. Queste cose, quei professionisti (medici e infermieri non importa) abituati a lavorare vicino, prossimi, gomito a gomito, in mezzo alla strada o in una sala operatoria, in un pronto soccorso o massaggiando un torace in un ascensore, le sanno perfettamente e senza dubbi.
 
Il secondo, e più amaro aspetto, è il mancato riconoscimento normativo e contrattuale delle specializzazioni chiaramente presenti sul campo, e
anche certificate dalle Università italiane , che producono master dedicati dalla fine degli Anni Novanta. E pensare che il DPR 225 del 1974 – il vecchio ''mansionario'' !- prevedeva la figura dell'infermiere (professionale) specializzato in anestesia e rianimazione (titolo III/4) …non sono un nostalgico del tempo, ma osservo che la follia ''sanatoriale'' degli Anni Ottanta, e la follia della figura dell'infermiere polivalente, voluta dai sindacati del tempo, ha creato ''mostri concettuali'' che continuano ad agitarsi nelle nostre struttura sanitarie, in pieno conflitto coi moderni criteri di rischio clinico, di qualità delle cure prestate; in assoluta inosservanza delle regole del gioco e nel mancato rispetto del riconoscimento del professionista, ottimo per pagare le tasse dei master e assolutamente inascoltato quando si permette di ricordare leggi oggi esistenti (la 43/2006!!!) mai recepite in pieno, a livello contrattuale nazionale o decentrato.

E' inutile ricordare le ricadute sui cittadini in termini di qualità delle cure (parliamo dell'Infermiere di famiglia, di quello case manager, dell'esperto in wound care!) e di come ne deriverebbero risparmi certi per il nostro economicamente asfittico SSN. Tutte cose dimostrate da studi internazionali (RN4CAST, per esempio) e non da delibere interne di rispettabilissimi Enti provinciali.
 
Il sonno della ragione, eccetera.
 
Francesco Falli
Presidente Collegio IPASVI la Spezia

03 Marzo 2016

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