La bocciatura dello Smi: “Un altro tuffo nel passato”
Pina Onotri, segretario generale Smi, fa un appello a Governo e Regioni: "Nessun passo avanti, questa nuova bozza di Atto di indirizzo è un tuffo nel passato. La premessa è semplice: serve, intanto, una chiara inversione di tendenza rispetto alle scelte di questi anni, gli investimenti in sanità non devono essere considerati come semplice voce di spesa, ma una occasione di sviluppo e nessuna riforma può essere perseguita se l’obiettivo primario fissato è il risparmio economico. Le cure primarie necessitano di un piano nazionale di investimento e di una nuova disciplina normativa per i professionisti che vi operano".
"Altrimenti – continua Onotri – non possiamo non rimarcare la preoccupazione per la rinuncia alle cure di circa 4,3 milioni di cittadini a causa delle lunghe liste di attesa e di ticket sempre più onerosi, ricordando che l’articolo 32 della nostra Costituzione attribuisce alla Repubblica la tutela della salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività".
"Purtroppo – prosegue il segretario generale Smi – non possiamo non registrare come ancora una volta, la riorganizzazione dell'area venga scaricata sulle spalle dei medici, con una ulteriore e inaccettabile erosione dei redditi dei singoli professionisti. Eppure, una migliore gestione delle risorse – denuncia – con una vera lotta al malaffare, agli sprechi e alla cattiva gestione, oltre allo spostamento di fondi dall’ospedale al territorio e alla riallocazione delle risorse, potrebbe servire senz’altro a finanziare la maggiore qualità dall’assistenza, operando una rimodulazione e una redistribuzione del finanziamento del SSN per il potenziamento e la riorganizzazione della rete territoriale".
"In questo quadro – conclude Onotri – proseguiamo ancora sulla strada dell'approssimazione: invece di modelli associativi complessi e funzionali, si insiste su strutture rigide che in qualche modo replicano le dinamiche ospedaliere, anche dal punto di vista della governance e delle carriere. E si continua a battere sul ruolo unico, ma senza tempo pieno per i medici di medicina generale.
Non solo: si punta tutto sulla cosiddetta continuità dell'assistenza h16, che rimane un sistema mai sperimentato da nessuna parte, ma che con tutta evidenza produrrà tre conseguenze: uso improprio del 118 nelle ore notturne, intasamento del pronto soccorso, tagli delle postazioni di guardia medica, con relativa perdita di posti di lavoro. Un capolavoro che porterà alla demolizione di un servizio essenziale per i cittadini".
Infine, il segretario generale Smi, annuncia che invierà al Governo, alla Regioni e alla Sisac, nei prossimi giorni, un documento complessivo di proposta elaborato dall'area convenzionata, coordinato dal responsabile nazionale Smi Enzo Scafuro.
23 Marzo 2016
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