De Biasi (Pd) risponde ai fisioterapisti: “Sì al dissenso ma no ad insulti e minacce”
"Ci sono le due nuove professioni che vengono istituite (osteopata e chiropratico). Capisco tutto e sono consapevole che ci sono contrarietà; sono consapevole che c'è una professione in particolare che è contraria all'istituzione di un albo composito di tecnici della riabilitazione, ma voglio dire a questa professione, che è una professione nobile ed è la professione del fisioterapista, che il dissenso sta nella democrazia e che, quindi, io accetto tutte le critiche mosse a me e al lavoro della Commissione e mi prendo le responsabilità che mi competono, come se le prenderà il Governo. Cari colleghe e colleghi, però, mi volete dire cosa c'entra il dissenso con l'insulto, la minaccia e il dare dei ladri a tutti noi – questo è successo – in nome di una professione che dovrebbe, viceversa, curare in modo dolce le persone?", ha chiesto la senatrice Pd.
"Voglio essere chiara su questo punto. Non è accettabile che vi sia una sovrapposizione che diventa conflitto di interesse etico nei confronti del Parlamento. Non si accetta; siamo persone perbene. Abbiamo lavorato unitariamente. Il dissenso è fisiologico. L'insulto, quando travalica, diventerà oggetto di un intervento penale. In più, gli osteopati avranno per la prima volta l'obbligo di conseguire una laurea triennale. È un fatto importantissimo, perché oggi quest'obbligo non c'è", ha aggiunto De Biasi.
"Preferiamo che ci siano studi con targhe recanti la scritta osteopata senza che sia stata conseguita una laurea? Preferiamo che vi sia la scritta fisioterapista senza che sia stata conseguita una laurea o esista un albo? Preferiamo che vi sia l'etichetta di chiropratico senza che vi sia la validazione di una laurea? Oppure preferiamo che, insieme, si lavori in modo trasparente, finalmente, con sanzioni deontologiche ad oggi assenti in questo Paese?
Dobbiamo scegliere per le professioni, come lo scegliamo per noi, la trasparenza. E il codice deontologico garantisce questa trasparenza. E serve anche un po' di generosità, perché non è possibile pensare solo ed esclusivamente al mercato dei pazienti. È questo alla fine il problema, perché è in gioco la qualità della salute dei cittadini", conclude De Biasi.
19 Maggio 2016
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