Decreto scuola. Arriva il via libera anche dalla Camera. Il testo è legge. Si sbloccano le scuole di specializzazione non mediche, ma senza risorse per i contratti

Decreto scuola. Arriva il via libera anche dalla Camera. Il testo è legge. Si sbloccano le scuole di specializzazione non mediche, ma senza risorse per i contratti

Decreto scuola. Arriva il via libera anche dalla Camera. Il testo è legge. Si sbloccano le scuole di specializzazione non mediche, ma senza risorse per i contratti
Vengono così attivate, in deroga a quanto previsto dalla legge 401/2000, le scuole di specializzazione per veterinari, odontoiatri, farmacisti, biologi, chimici, fisici e psicologi. Il tutto senza risorse aggiuntive per le borse di studio. Per l'idee, si torna al computo dell'Indicatore della situazione economica equivalente per i diversamente abili, così come normato dalla disciplina precedente l'adozione del nuovo regolamento. IL TESTO

La Camera ha approvato in via definitiva il disegno di legge, già approvato dal Senato, di conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 29 marzo 2016, n. 42, recante disposizioni urgenti in materia di funzionalità del sistema scolastico e della ricerca.
 
Il testo, all'articolo 2-bis, affronta il tema delle scuole di specializzazione non mediche. Qui si spiega come, in attesa di una definizione organica della materia, le scuole di specializzazione riservate alle categorie dei veterinari, odontoiatri, farmacisti, biologi, chimici, fisici e psicologi, verranno attivate in deroga a quanto stabilito dalla legge n. 401 del 2000, senza che da ciò derivino nuovi o maggiori oneri per la finanza pubblica. Senza cioè contemplare un finanziamento ad hoc sulla scorta di quello già esistente per le specializzazioni in medicina. Si sbloccheranno però in questo modo queii percorsi post lauream bloccati da oltre due anni.
 
Infine, all'articolo 2 sexies, si interviene sul nuovo regolamento dell'Isee. Sul regolamento concernente la revisione delle modalità di determinazione e i campi di applicazione dell’Isee, bocciato prima dal Tar e poi dal Consiglio di Stato, si fa un passo indietro. Si torna dunque al computo dell'Indicatore della situazione economica equivalente per i diversamente abili, così come normato dalla disciplina precedente l'adozione del nuovo regolamento. "Sono esclusi dal reddito disponibile – si legge nel testo – i trattamenti assistenziali previdenziali e indennitari, comprese le carte di debito, a qualunque titolo percepiti da amministrazioni pubbliche in ragione della condizione di disabilità, laddove non rientranti nel reddito complessivo ai fini Irpef". 
 
Ricordiamo che il Consiglio di Stato aveva bocciato proprio l'articolo 5 del decreto Salva Italia laddove veniva previsto di considerare come reddito da computare ai fini Isee, anche le provvidenze assistenziali di qualsiasi natura (pensioni sociali, indennità di accompagnamento, assegni di cura ed altro).


 


Giovanni Rodriquez

25 Maggio 2016

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