Lavoratori stranieri: troppi rischi, la denuncia dell’Amsi

Lavoratori stranieri: troppi rischi, la denuncia dell’Amsi

Lavoratori stranieri: troppi rischi, la denuncia dell’Amsi
L’Associazione medici stranieri in Italia ha tenuto a Roma il suo 12° Corso dedicato alla medicina del lavoro, con particolare attenzione ai lavoratori stranieri nel nostro Paese, sottolineando come siano i più esposti a incidenti. Non solo svolgono attività manuali nei settori più “rischiosi” ma spesso sono privi di una formazione adeguata. La ricetta dell’Amsi è quella di potenziare le attività di prevenzione puntando soprattutto su formazione, informazione e addestramento.

Nel nostro Paese muoiono nei luoghi di lavoro tre persone al giorno per un totale di 1050 morti all’anno. Il problema della sicurezza sui luoghi di lavoro è dunque di estrema gravità e impone interventi mirati soprattutto per quanto riguarda la prevenzione che “potrà essere efficace solo quando non sarà più intesa come un semplice adempimento burocratico e quando la figura del medico del lavoro non sarà vista come un ostacolo alle attività aziendali, ma come quella di un membro dell’equipe che contribuisce a far funzionare meglio l’azienda, diminuendo i costi e promuovendo l’occupazione”. A ricordarlo è stato Aodi Foad, presidente dell'Amsi, L’Associazione dei medici stranieri in Italia, nell’aprire i lavori del 12° Corso Amsi tenutosi presso l’Ospedale Sandro Pertini di Roma lo scorso 11 giugno.
Il corso è stato incentrato proprio sulla “Medicina del lavoro”, con una particolare attenzione alle patologie professionali e agli infortuni sul lavoro. Su questo argomento si è soffermato lo stesso Aodi, ricordando come, secondo i dati Inail, le denunce di malattia professionale in Italia nel 2009 siano state 34.646. Il 50% di queste ha riguardato affezioni dell’apparato muscolo- scheletrico, altre 5000 sono state riferite a casi di ipoacusia seguite da quelle di asbestosi (600), silicosi (200), malattie dell’apparato respiratorio (400) e patologie della vescica (300).
Per quanto riguarda i tumori professionali (si tratta di circa 2000 casi denunciati), Aodi ha voluto sottolineare la difficoltà del lavoro di prevenzione, dovuta soprattutto, al “riscontro del nesso causale”: “gli agenti cancerogeni sono ancora poco conosciuti – ha affermato – e la scarsa consapevolezza, unita a molte altre criticità, suggerisce che i dati rilevati dall’Inail presumibilmente non rappresentino pienamente le dimensioni del fenomeno in termini di denunce presentate”.
In questo quadro generale spiccano i numeri relativi alla presenza di lavoratori stranieri: nel quarto trimestre del 2010 – ha ricordato ancora Aodi – il tasso di occupazione tra gli immigrati (regolari) è stato pari al 62,1%; analizzando questo dato si scopre che il 62% degli stranieri ha lavorato come operaio comune rispetto al 35% dei lavoratori italiani.
Per quanto riguarda le patologie lavorative e gli infortuni, quelli degli stranieri rappresentano il 15,1% degli infortuni complessivi (il 14,3% di questi sono risultati mortali), mentre quelli dei soli extracomunitari raggiungono una quota dell’11,2%; se si considerano i casi mortali le percentuali sono rispettivamente del 14,3% e dell’8,8%. Il settore con maggior numero di infortuni è quello delle Costruzioni (poco meno di 17mila denunce, il 14% del complesso di tutti gli infortuni riguardanti gli immigrati). Il settore è certamente caratterizzato da un’elevata rischiosità, ma risulta primo anche per numero di decessi: si tratta di circa 40 casi l’anno, cioè 1 caso mortale su 3 di quelli che avvengono nelle attività dell’Industria e del terziario segnalati all’Istituto dagli stranieri e il 20% di tutti quelli che si verificano nelle Costruzioni per il complesso dei lavoratori.
A questo si deve aggiungere che l’incidenza infortunistica, espressa dal rapporto tra infortuni denunciati e lavoratori assicurati INAIL, risulta più elevata per gli stranieri rispetto a quella degli italiani: rispettivamente 42 casi denunciati ogni 1000 occupati.
Inoltre va ricordato che un numero notevole di lavoratori stranieri opera “in nero”: le più recenti stime Istat (2009) riferiscono di circa 2 milioni e 966 mila unità di lavoro non regolari; tra questi gli irregolari residenti sono superiori al milione e 650 mila unità mentre i clandestini – la componente più ridotta del lavoro non regolare – si aggirano intorno a 377 mila unità di lavoro.
Questo fattore, ma anche altri, contribuiscono a mantenere alto il rischio degli incidenti del lavoro che coinvolgono lavoratori stranieri. Come ha ribadito Aodi, “Gli immigrati sono spesso impiegati nei settori a più elevata rischiosità nei quali l’attività di tipo manuale è prevalente (edilizia, industria pesante, agricoltura); inoltre spesso non possiedono una formazione professionale adeguata e sono frequentemente disposti a svolgere turni di lavoro più lunghi che, alla fine determinano stanchezza, con tutti i rischi che ne conseguono”.
L’Amsi ha così proposto alcune “contromisure”: innanzitutto la formazione del personale, seguita dall’informazione e dall’addestramento. Tre azioni che devono sinergicamente riguardare:
1. i rischi per la sicurezza e la salute connessi all’attività dell’impresa in generale;
2. le misure, le attività e l’organizzazione della prevenzione in azienda;
3. i rischi specifici cui è esposto in relazione all’attività svolta, le normative di sicurezza e le disposizioni aziendali in materia;
4. i pericoli connessi all’uso delle sostanze e dei preparati pericolosi sulla base delle schede dei dati di sicurezza previste dalla normativa vigente e dalle norme di buona tecnica;
5. le procedure che riguardano il pronto soccorso, la lotta antincendio, l’evacuazione dei lavoratori;
6. i ruoli del responsabile del servizio di prevenzione e protezione, del medico competente, del
rappresentante dei lavoratori per la sicurezza;
7. i nominativi dei lavoratori incaricati ad applicare le misure d’emergenza;
8. rischi per la sicurezza e la salute connessi a comportamenti discriminatori (stereotipi e pregiudizi);
9. le strategie di gestione di relazioni conflittuali.
Allo stesso tempo, però, occorre adottare adeguate strategie comunicative (linguisticamente e culturalmente appropriate), somministrare ripetuti test (questionari,ecc.) rivolti al lavoratore straniero ed esercitazioni pratiche, individuare un “leader” tra i gruppi di lavoratori immigrati (lavoratori più anziani e con più esperienza); realizzare uffici preposti dedicati alle informazioni sulla normativa per la tutela dei diritti del lavoratore. E, Infine, realizzare adeguati strumenti formativi/informativi (ad es. opuscoli informativi-formativi in diverse lingue).
L’appuntamento dell’Amsi è stata occasione per la consegna di due importanti riconoscimenti da parte del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano e del presidente della Camera Gianfranco Fini: si tratta di targhe d'argento all'AMSI, consegnate, rispettivamente, a Ahmad Mansur, coordinatore della Commissione farmacisti, e a Farah Valijou, coordinatrice della Commissione medico donna.

 

 

15 Giugno 2011

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