Sicilia. Medici precari e giovani scrivono a Mattarella: “Sanità vittima di cattive politiche. Intervenga”

Sicilia. Medici precari e giovani scrivono a Mattarella: “Sanità vittima di cattive politiche. Intervenga”

Sicilia. Medici precari e giovani scrivono a Mattarella: “Sanità vittima di cattive politiche. Intervenga”
Nella lettera aperta al presidente della Repubblica i medici siciliani denunciano “la paralisi del Servizio Sanitario Regionale siciliano” e “le gravi restrizioni sulle assunzioni in sanità”. Appello ad intervenire per superare “una situazione non più sostenibile in quanto non rispettosa della condizione di cittadini, prima ancora che di professionisti”.

Una lettera aperta al presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, e per conoscenza al presidente del Consiglio dei Ministri, Matteo Renzi, e al ministro della Salute, Beatriche Lorenzin, per chiedere un intervento immediato contro “la paralisi del Servizio Sanitario Regionale siciliano”. A scriverla sono i medici precari e i giovani medici siciliani, che denunciano come nella Regione Siciliana “si continua ad assistere al differire in avanti nel tempo l’adozione dei necessari interventi strutturali in tema di sanità e salute, che avrebbero virtuosamente garantito la sostenibilità della sanità pubblica, oggi messa a repentaglio dalla malgestio, con ripercussioni gravi sia ai danni dei cittadini che degli operatori”.

Ecco il testo integrale della lettera aperta:

Signor Presidente,
Le rivolgiamo il presente appello per rappresentare il grave disagio di migliaia di medici precari e di giovani medici siciliani, vittime delle cattive politiche adottate in tema di sanità nella Regione Sicilia.

Infatti, assistiamo alla paralisi del Servizio Sanitario Regionale siciliano, a causa di una impasse sul riordino della Rete Ospedaliera e della Rete delle Emergenze. È in questo contesto che prendono forma le gravi restrizioni sulle assunzioni in sanità, che condannando intere generazioni di medici, giovani e non, a vivere la condizione del precariato cronico o che maturano la consapevolezza di dover migrare per poter prestare la propria opera con la dignità che meritano i sacrifici personali, non solo economici ed intellettuali, che sono stati chiamati ad affrontare quale presupposto per esercitare la Medicina.

Nella nostra Regione, infatti, si continua ad assistere al differire in avanti nel tempo l’adozione dei necessari interventi strutturali in tema di sanità e salute, che avrebbero virtuosamente garantito la sostenibilità della sanità pubblica, oggi messa a repentaglio dalla malgestio, con ripercussioni gravi sia ai danni dei cittadini che degli operatori. Tra l’emanazione di provvedimenti ad hoc (DPCM “Salva precari”), gli effetti del piano di rientro imposto per i debiti contratti in passato, la mancata revisione della distribuzione degli eccessivi carichi ed orari di lavoro, in Sicilia migliaia di medici sono titolari di contratti a tempo determinato sottoposti a rinnovi semestrali, o addirittura bimestrali, ovvero di contratti atipici privi di ogni tutela.

A ciò si aggiungano i reiterati annunci sull’avvio di imminenti concorsi per la stabilizzazione ed assunzione di medici e professionisti sanitari, puntualmente smentiti dagli impietosi interventi tecnici della Corte dei Conti, piuttosto che del Ministero dell’Economia e Finanza o del Ministero della Salute, su una sanità regionale che, invece di ispirare le proprie politiche alla programmazione, alla competitività, al rilancio di un nuovo modello di salute, resta arroccata su logiche di territorio dettate da una classe politica che appare orientata più alla salvaguardia del seggio elettorale che alla tutela della salute dei cittadini e dei diritti degli operatori sanitari.

Dispiace essere così diretti, ma assistiamo, probabilmente, ad uno dei più tristi “teatrini” della storia della sanità italiana, che certificano la pressoché totale inadeguatezza dell’attuale governance regionale del sistema salute siciliano. Inadeguatezza, cui si aggiunge, talora, un ostentato senso di onnipotenza da parte di taluni attori della politica siciliana, lasciando adito al sospetto, in alternativa al giudizio di incompetenza, della volontà di procrastinare i concorsi a ridosso delle sempre più vicine scadenze elettorali locali. In tal modo, si intenderebbe alimentare un sistema clientelare basato sulla corsa alla raccomandazione, alla quale non intendiamo partecipare in alcun modo. Al contempo, si è ormai prossimi alla scadenza delle graduatorie dei concorsi (a tempo indeterminato e determinato) già espletati ed oggetto di ripetute proroghe, gettando nell’angoscia tutti quei medici precari il cui contributo, ad oggi, risulta indispensabile a garantire il diritto alla salute dei cittadini siciliani

Chi Le rivolge il presente appello è conscio del fallimento dell’attuale sistema che pone in capo alle Regioni le competenze in tema di gestione di sanità e salute, a partire, per quanto concerne la Sicilia, dal mancato potenziamento delle cure primarie, che deve essere contestuale, se non antecedente, alla razionalizzazione e riqualificazione dell’offerta assistenziale ospedaliera. Le uniche aspettative degli scriventi consistono nel registrare l’immediato commissariamento dei vertici della sanità siciliana, quale primo passo verso una, ormai indifferibile, ri-centralizzazione delle competenze sulla sanità, a partire dalla gestione delle procedure concorsuali per l’accesso dei medici ai ruoli del Servizio Sanitario Nazionale e per la progressione di carriera, che andrebbe affidata ad un entità terza libera dai condizionamenti della politica.

Signor Presidente, ci rivolgiamo a Lei quale ultimo baluardo dei diritti dei cittadini italiani, essendo prossimi gli scriventi a maturare un definitivo senso di sfiducia nei confronti della politica, e chiediamo, pertanto, un Suo autorevole intervento al fine di superare l’attuale stato di impasse. In assenza di segnali concreti in risposta al presente appello, non senza dispiacere annunciamo la nostra intenzione ad astenerci dalla partecipazione al prossimo referendum confermativo sulle modifiche della Costituzione Italiana, rinunciando al nostro diritto di voto, a prescindere da qualunque orientamento singolarmente maturato, quale atto estremo conseguente ad una situazione non più sostenibile in quanto non rispettosa della condizione di cittadini, prima ancora che di professionisti.

I medici precari ed i giovani medici siciliani

03 Ottobre 2016

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